La scoria infinita

La scoria infinita

La scoria infinita

Foto di pioforsky.

Alce Nero – grande sciamano dei Lakota Sioux – sosteneva che una delle maggiori differenze fra gli indiani e i Wasichu (gli uomini bianchi) consiste nel fatto che un indiano, prima di introdurre un cambiamento nella sua società, considera quali saranno le conseguenze del suo gesto sulle sette generazioni successive. Tutto questo porta un certo immobilismo, causato dal fatto che un buon indiano deve sempre considerare il passato e il futuro.

Considerando il passato, mi ricordo che, all’incirca nel periodo delle scuole medie, avvenne il disastro di Chernobyl. Nel giro di un’ora e mezza dall’incidente avevano rilevato che la radioattività di base in Italia si era triplicata; per un mese non si poté mangiare verdura a foglia larga nè bere latte fresco. L’anno successivo si andò a votare un referendum per bloccare la costruzione di centrali nucleari. Gli adulti di allora decisero che si poteva anche fare a meno di energia che comportava rischi. Un’altra cosa che mi ricordo di quegli anni è una nave, la “Karin B”, carica di fusti contenenti materiale tossico, che cerca di attraccare in un porto italiano e nessuno le concede il permesso: talvolta non realizziamo che la produzione di un rifiuto comporta anche il suo smaltimento (tanto più che a nessuno piacciono i rifiuti).

Considerando il presente, constato che bambini bielorussi nati nei territori vicini a Chernobyl soffrono tuttora di malattie genetiche causate dalla radioattività; alcuni di loro vengono a passare periodi di cura in Italia: sono bambini di otto o dieci anni che ancora scontano i danni di un incidente accaduto molto prima della loro nascita. In questi giorni si è deciso di cancellare la decisione di quel referendum – definito “sciagurato” – e di costruire centrali nucleari anche in Italia: gli altri le hanno, mentre l’Italia sta scontando il suo immobilismo.

Se hai appena fatto un grave incidente in moto (o in auto o in bici…), probabilmente devi riconsiderare in che modo rimetterti in strada. Stare fermi e rinunciare a percorrere il tragitto è immobilismo, considerare la moto (o l’auto o la bici…) l’unico mezzo di locomozione disponibile pensando di essere per sempre esentati da nuovi incidenti forse è stupidità.

Ci sono un sacco di cose alle quali non trovo risposta: perchè in vent’anni nessuno ha pensato all’energia solare o eolica o idroelettrica? Perchè hanno solo aspettato che ci scordassimo l’incidente? Si è già deciso dove mettere gli scarti delle centrali nucleari? Chi se li terrà sotto casa?

A questo punto dovrei considerare il futuro: le scorie prodotte da una centrale nucleare decadono in centinaia di anni. Devono essere stipate in fusti piombati e custodite in luoghi riparati da eventuali catastrofi naturali (alluvioni o terremoti), dato che la rottura di un fusto contaminerebbe irreparabilmente il terreno (o le falde acquifere) con cui entrasse in contatto.

Fra tutti i materiali radioattivi utilizzati nelle centrali, il torio detiene il record di velocità decadendo in soli 700 anni: per gli indiani sono 2800 generazioni.

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