Menti resistenti

Menti resistenti

Menti resistenti

Sono anni di pensieri semplici, ché la mente non è troppo resistente al sovraccarico di dati. Tutti i vincitori del Grande Fratello? Bruno di Operazione Trionfo? Troppe cose non ricordo e il rischio confusione è sempre dietro l’angolo (con tutto quello che ho da fare…). Occorre sfoltire e ben venga dunque il Ministero della Semplificazione, al quale mi adeguo archiviando tutto quanto secondo i parametri “buono / no buono” universalmente intesi. Lavoro: buono, crisi: no buono; casa: buono, terremoto: no buono; ridere: buono, deridere: no buono… Non c’è bisogno di fare distinzioni più sottili: sono andato avanti un po’ e tutto funziona per il meglio. La mente però, abituata all’inutile complicazione precedente, oppone un po’ di resistenza…: rasoio bilama: buono, monolama: no buono… e con il trilama come la mettiamo? E con il quadrilama? Anche se provi ad eliminarla la complessità è sempre dietro l’angolo: credere? obbedire? combattere? buono o no buono?

I problemi arrivano anche dal passato. Avevo alcune certezze dall’infanzia che, sottoposte ai nuovi criteri di semplificazione, si rivelano più complicate del previsto. Su tutte, la vicenda di Cappuccetto Rosso e del Lupo. Cappuccetto: buono, Lupo: no buono? Ora il Lupo è un animale protetto e vanno capite anche le sue ragioni. In fin dei conti aveva fame e quella bambina si è messa a passeggiargli sotto il naso con il cestino della merenda. La mente resiste ai miei tentativi di semplificazione e si ostina a rimanere affezionata alla versione dell’infanzia.
Io, per esempio, non capisco perchè focalizzare tutte le attenzioni su Cappuccetto quando in realtà chi risolve la situazione è il Cacciatore. Però è “buono”? No, perchè uccide: quindi ha le sue colpe. L’ingestione della Nonna? Non la drammatizzerei troppo: era un personaggio secondario e imprudente (apre al lupo come qualsiasi vecchia che si fa fregare la pensione: no buono); oltretutto è evidente che – se avviene lo scambio – in fin dei conti fra lei e il Lupo non c’è una grossa differenza… La madre è una figura assente: non si manda una ragazzina sola nel bosco (no buono).
A questo punto sono molto confuso e le categorie della mia infanzia non funzionano più: la mente resiste ma le cose stanno così. Buono, no buono: adesso sembra che le due fazioni siano molto confuse e tutti siano uguali… Che fare?
All’improvviso l’illuminazione: tutto buono!
Ecco! “Tutto buono”: così non solo non c’è più bisogno di sottilizzare fra tante cose e risistemare o ricordare ma addirittura non c’è nemmeno bisogno di distinguere fra categorie morali. Adesso è tutto più semplice; “tutto buono”: la mente ha smesso di fare resistenza.
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