Movimenti Impercettibili

Movimenti Impercettibili

Movimenti Impercettibili

illustrazione di Lucia Conversi

Nella vita di ognuno di noi ci sono cambiamenti abbastanza evidenti: un taglio di capelli o la scomparsa di barba e baffi possono dare all’esterno la sensazione di un cambio radicale. A volte questi cambiamenti possono riflettere dei piccoli passi interiori ma, molto spesso, rappresentano soltanto il nostro desiderio di mostrarci diversi, rimanendo in fondo quello che siamo sempre stati.

Ci sono poi dei piccoli movimenti impercettibili: la scelta di non fumare, mettersi a dieta, cercare di migliorarsi sotto vari punti di vista, rappresentano una serie di cambiamenti decisamente più faticosi, meno evidenti nell’immediato ma dalle conseguenze molto più durature.
Era di questa cosa che cercavo di parlare la settimana scorsa con tre miei giovani amici. [Quando parlo con chi è più giovane di me (e non solo con loro…) tendo sempre ad assumere il ruolo del vecchio saggio, anche se i concetti mi si chiariscono davvero solo qualche giorno dopo.] Con loro parlavo di scelte e della difficoltà di affrontarle e poi loro mi hanno chiesto del nostro disco e del perchè non stiamo facendo niente da un sacco di tempo…
Come è difficile spiegare il tempo che ci va in un disco! E come è difficile farlo capire “fuori” dallo studio e da quel mondo specifico!
Un disco è davvero una sequenza di movimenti impercettibili: la scelta di un suono piuttosto che un altro, di un certo tipo di effetto, la scelta del giusto “take” fra i 20.000 che sono stati incisi, poi l’editing e il mixing e il rendersi conto che le cose ancora non funzionano come vorresti….
In effetti tutto questo è molto lontano da quello che la gente intende per “Arte” – cioè quell’ispirazione fulminea e inequivocabile che proviene dagli dèi fin sulla terra – ed è invece una forma di artigianato molto simile alla vita: perchè faccio tutto questo? Che senso ha questa fatica?
La risposta, per quelli come noi che buttano due anni della loro vita nella realizzazione di un disco, è soltanto una: l’amore per quello che stai facendo. Non c’è altra spiegazione, e non c’è altra ricompensa, se non l’amore per ognuno di quei piccoli particolari, di quei piccoli movimenti che vanno tutti in un’unica direzione.
Forse, alla fine, quello che cercavo di dire a quei tre ragazzi E’ che la vita non è quasi mai fatta da “cambi radicali”, molto spesso meno faticosi, ma anche molto meno “risolutivi” rispetto all’abbracciare un progetto, amarlo e portarlo fino in fondo. La “differenza” in quello che siamo la fanno tutte quelle scelte che richiedono (mi ripeto) amore, tempo e fatica e dall'”esterno” non sempre vengono percepite (anzi, talvolta danno l’impressione che non si stia facendo niente…).
Vabbè… alla fine parlo sempre di me (perchè internet, in ogni sua forma, è soltanto un modo di parlarsi addosso) e arrivo a dire che la vita è come fare un disco! Abbiate pazienza: è soltanto un riflesso di tutto il tempo che ci abbiamo perso… Non aspettatevi granchè, nessun cambio radicale; aspettatevi professionalità e dedizione e cura e amore per il nostro semplice e faticoso prodotto d’artigianato: un’infinita sequenza di movimenti impercettibili.
P.S. Mi scrivo da solo queste cose perchè finalmente torniamo a suonare in giro (speriamo bene!) e a breve avrete anche prove tangibili del nostro fantomatico disco…
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