Onda su onda

Onda su onda

Onda su onda

foto di epimik

Sono settimane ormai che rimando e non scrivo niente per il blog. Sarà il rifiuto di tornare all’attività lavorativa ordinaria o forse semplicemente la considerazione che – anche su internet – se non hai niente da dire puoi anche non dire niente…
Comunque sono stato lì lì tante volte per scrivere ma poi capitava sempre qualcosa di nuovo e il fatto che mi aveva colpito passava in secondo piano.

Così adesso sono qui, seduto sul bagnasciuga, con l’acqua blu che mi spettina i diti dei piedi, che cerco di riannodare il bandolo di tutti i pensieri prima del rientro in città. Alla fine questi pensieri si accavallano proprio come le onde: tu pensi di seguirne una, e invece quell’increspatura dell’acqua contiene già l’onda successiva che si sovrappone alla prima e cambia leggermente quel profilo di bavetta bianca che va disegnando sulla sabbia.

Abbiate pazienza: quello che segue è il moto ondoso dei miei pensieri estivi. I ricordi non sono precisissimi (anzi: le cose sicuramente non sono andate così) e sono già deformati da quello che è accaduto dopo.

Allora: non si possono scaricare i rifiuti in mare. Ho visto al tiggì questa autobotte che hanno beccato (ci aveva scritto su “servizzi [sic] ecologici”!) che scaricava liquami dalle fosse nere al mare. Subito dopo compare una schiuma misteriosa nella grotta Azzurra di Capri. Grande scandalo di tutti e grande scorno dei traghettatori di turisti nella grotta (l’andirivieni è più o meno quello del traforo del Frejus). I disperati del mare invece non fanno schiuma e quindi non si riesce a capire se nel mare ce ne finiscono 5 o 50: grande scorno degli statistici che discettano sulla capacità di respingimento della guardia costiera italiana e sulle capacità di conteggio della guardia costiera maltese. Comunque sia, l’Italia li rifiuta.

Ho capito che il direttore di un giornale può anche essere omosessuale anche se questo crea già un piccolo scandalo. Ho capito anche che può commettere reati purché regoli poi i suoi conti con la giustizia. Una cosa che non può fare però è fare caporedattore il suo amante o concedere articoli importanti alle persone che giudica attraenti. Tutto questo l’ho capito ma non sono sicuro che sia esattamente quello che è successo.

Un’altra cosa bella è l’usanza di dissociarsi. Io sono padrone di un’automobile e sto comodamente sul sedile posteriore mentre il mio autista procede a velocità spedita. Alle strisce pedonali mette sotto una vecchia: io, che non c’entro niente, mi dissocio. All’incrocio successivo stessa cosa: un’altra vecchia seccata. Io chiamo al cellulare i miei amici e i giornali e dico “non sono assolutamente d’accordo col modo di guidare del mio autista”. Questa si chiama “dissociazione dalla realtà”.

C’è questa raccolta di firme per la libertà di stampa. Qualcuno mi dice che la libertà c’è e quindi è inutile una raccolta: è come se qualcuno raccogliesse firme per camminare per la strada. Sono d’accordo ma se la libertà c’è la raccolta non fa nessun male, semmai può servire a mettere bene in chiaro le cose: sappiate che io voglio poter camminare per strada… siete d’accordo? Sarete sempre d’accordo? Io, per non saper né leggere né scrivere ma volendo continuare a farlo, firmo.

Nel frattempo muore anche Mike Bongiorno. Lui, che venne definito da Eco il trionfo dell’everyman, sarebbe il primo a preoccuparsi della sua glorificazione operata da schiere di almost men (secondo la celebre ripartizione di Sciascia dell’umanità in uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà). Mia figlia di 5 anni si preoccupa che muoiano tutti i Mike: secondo lei, in giugno, è morto Mike Oljackson e adesso teme che la tv la perseguiti con altri 3 mesi di speciali su un altro Mike. La stupisce poi il fatto che fino alla sera prima  il vecchio stesse benissimo: “ma come!? faceva la pubblicità con Fiorello”.

Va bene: è venuto il momento di spiegare che la televisione NON è la realtà e non rappresenta la realtà. Sarà un lungo lungo lungo lavoro.

Allegria.

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