Perchè tanto odio?

Perchè tanto odio?

Perchè tanto odio?

foto di ranil

Non so se sono meglio di mio nonno ma so che ogni generazione crede di essere un po’ meglio della precedente.
La cosa vale anche a livello di classe dirigente o di gruppo dominante di una società. Chi subentra a chi ha dominato in precedenza ritiene, ovviamente, che la propria visione del mondo sia la migliore e i propri (nuovi) valori siano superiori rispetto a quelli di chi li ha preceduti.
Subentra però, dopo poco, quella che si potrebbe definire “sindrome dell’ultimo arrivato”: alla fine dei conti non sei così convinto di essere molto migliore di chi c’era prima e cerchi, almeno esteriormente, di assomigliargli un po’.
Mi spiego meglio: quando al posto di antiche famiglie nobiliari subentrano a comandare famiglie di mercanti arricchiti, questi ultimi vigorosamente sostengono il valore della loro iniziativa e produttività rispetto all’indolenza dei nobilastri ma, allo stesso tempo, si circondano dello stesso genere di lussi che contraddistinguono la nobiltà.
I Romani sapevano di essere superiori ai Greci, tutti molli e omosessuali, ma cercano di assomigliargli culturalmente. I Barbari sapevano di essere superiori ai Romani ma appena conquistano Roma si vestono con le toghe e tutto il resto.
La storia si ripete fino agli italiani democratici che chiedono a gran voce l’abolizione dei titoli nobiliari salvo poi farsi chiamare “cavaliere” e “commendatore” e “professore” etc. etc….
L’unica eccezione virtuosa in questa sequela di “ultimi arrivati” Ë il buon medievale Bernardo di Chartres che arrivò a dire che, in fondo, “siamo tutti nani sulle spalle dei giganti”: per forza vedi più lontano di chi ti ha preceduto, ma non è detto che sia tutto merito tuo. In fin dei conti, ci piacerebbe comunque essere i giganti.
Tutto lo sproloquio mi serviva per commentare le recenti sfuriate, anch’esse sproloquianti, del ministro Brunetta, portatore sano della Weltanschauung dei produttori di reddito contro la poltronaggine del resto del mondo, della concretezza contro lo squallido culturame. “Chiudere i rubinetti” – dice – a cinema ed editoria pagati dai contribuenti che rappresentano il Vecchio, parassita e inattivo, e portano avanti idee sorpassate…
…Vabbè: tutto questo mentre al castello Sforzesco si presenta “Barbarossa”, la mega fiction sponsorizzata dallo Stato, inneggiante ad Alberto da Giussano, interpretata da Raz Degan (indimenticato il suo spot Jaegermeister) con una piccola comparsata di Umberto Bossi.
I sintomi sono abbastanza chiari e non c’è granchè da preoccuparsi. Semplicemente, ministro Brunetta, Lei è un nano.
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