Un anno di blog

Un anno di blog

Un anno di blog

Che faccio? Devo tirare le somme? Tiriamole…

Questa cosa del blog era nata come un piccolo esperimento di comunicazione: volevamo mettere un po’ in piazza quello che è il mondo che gira attorno alle canzoni. Non c’era e non c’è la pretesa di dire qualcosa, tantomeno di importante (per quello potete googolare “blog che dicono qualcosa di importante”…). Questo era per rispondere ad una serie di osservazioni che – in qualche modo – posso liquidare tutte così: l’unico destinatario di quello che compare su un blog è il blogger stesso. Seguendo la natura onanistica di tutta la rete, una volta che è soddisfatto lui non sono più fatti vostri. Questo blog è troppo supponente? difficile? lungo da leggere? slegato dall’attualità? Vero. Vero. Vero. Vero. E’ per questo che c’è lo spazio commenti. E’ anche vero però che questo non sposta di una virgola quello che si scriverà, ché se dovessi tener dietro coi sondaggi a tutti gli sbalzi umorali dell’uditorio sarei Presidente del Consiglio.

Ci sono poi quelli che obiettano che un blog di un gruppo musicale dovrebbe parlare di musica. Be’, della musica degli altri non voglio parlare che ne parlano già abbastanza loro. Per quanto riguarda la nostra: se abbiamo qualcosa da dire musicalmente, lo diciamo con una canzone; tutto quello che appare qui è una specie di complemento che può – legittimamente – non fregare a nessuno. Se volete un po’ più di cronaca nostra forse arriverà ma per questo dovete pazientare ancora un po’…

Il social network – Per un paradosso della modernità, tutte le cagate che scrivo qui vengono rimbalzate pari pari su Feisbùk, tanto per far vedere che ci siamo anche noi e che siamo vivi. Ora, non solo chi scrive non tollera il social network e non ci mette piede virtuale, ma pure quello che viene scritto non è fatto su misura per il social network. La comunicazione di Faccialibro è rapida ed è la stessa identica di quando si incrocia qualcuno in strada. “Tutto bene?” “Bene. E tu?” “Bene!” “Bene! Ciao.” “Ciao”. Nella mia unica incursione sul network (avvenuta sbirciando sopra le spalle di un amico…) ho visto robe di questo genere: Antonio 15 minuti fa ha scritto: “sono stanco di lavorare…” (eccapirài!); Gino 3 minuti fa ha scritto: “ho la cacca squacquerella…”. Propongo ai curatori del sito di aggiungere, oltre al consueto pollice su o giù, anche il tasto “e ‘sticazzi?!”, giusto per movimentare un po’ le cose… Tuttavia, chi ci dà consigli sulla Giovane e Moderna Comunicazione Musicale, afferma che bisogna esserci: va bene,ripeto, ci siamo. C’eravamo anche su Second Life e su MySpace e fra qualche mese ci vedremo tutti su Twitter, che ne dite? Io, per quel che mi riguarda, continuo a scrivere robe troppo lunghe (e degne del tasto “e ‘sticazzi?!”), voi fate quel che vi pare.

Il giro – Il discorso social network rientra nel discorso più ampio del “giro”. “E’ da un po’ che siete usciti dal giro…” Giro? Che giro? Definire “giro” le opportunità musicali che offre la nostra cittadina è come definire “circuito cittadino” il percorso in auto attorno al mio quartiere. Per quel che ci riguarda poi, questo giro lo abbiamo fatto almeno un paio di volte, abbiamo preso il codino, vinto un altro giro gratis e tutto il resto… Il blog – cacchio – aveva come scopo anche quello di rassicurarvi sulla nostra sopravvivenza:  se abbiamo voluto scendere dalla giostra per fare qualcos’altro non significa che ci siamo sciolti, che non suoniamo più, che siamo stati messi alla porta dal mondo dello show-business parmense (ah! ah! scusate…! lo “show business parmense”! A volte non so come mi vengono… ah! AH! ah!…no, no, sul serio…massimo rispetto..mphfff…ah!).
Dimenticavo! “Cosa c’entra tutto questo col discorso del social network?” Niente, avete ancora ragione voi… è che in entrambe le situazioni l’obbligo è esserci, altrimenti parlano male di te…

Miep Gies – Torniamo alle cose serie. Il blog si apriva un anno fa con un post sul giorno della memoria. Mi sembrava giusto cominciare così perché – al di là della volatilità di quello che viene pubblicato in rete – scripta manent e, purtroppo, viviamo in anni in cui le parole non durano più di un giorno.

Il 13 gennaio, ad un mese dai suoi 101 anni, è morta Miep Gies, la signora che aveva ospitato i Frank nella sua soffitta di Amsterdam e che ritrovò il diario di Anna. E’ una donna che ha dedicato la sua vita, dopo il 1945, a preservare la memoria di quanto era accaduto perché non si ripetessero l’Olocausto, il razzismo e le segregazioni. Quando le chiesero perché aveva ospitato la famiglia Frank rischiando la deportazione rispose che le sembrava “perfettamente naturale”. Forse l’umanità e l’eroismo è tutto qui e, molto spesso, non è poi così difficile distinguere fra Giusto e Sbagliato: basta un po’ di buonsenso.

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