L’era glaciale

L'era glaciale

L'era glaciale

Mi ero ripromesso di scrivere con una certa regolarità sul blog e invece niente… La colpa è mia che sono troppo lento: a volte mi focalizzo su un fatto o un aspetto particolare e poi resto lì – con l’otturatore aperto – e le cose si sovrappongono in trasparenza a volte chiarendosi un po’, a volte complicandosi incredibilmente… Anche questo quindi (come è già accaduto con altri post, vd. Onda su onda) non è altro che una serie di foto sovrapposte.

E’ l’Italia, amore mio?. Seguitemi un attimo: cominciamo un po’ da lontano. Durante le prime serate del Festival di Sanremo, la giuria demoscopica (cioè rappresentante della popolazione) caccia a calci nel sedere Valerio Scanu e l’impresentabile trio di Pupo & Co. In seguito, il televoto, cioè l’espressione della Volontà Popolare, sancisce la loro vittoria fra i fischi di tutt’Italia.
Poco dopo viene finalmente promulgata una legge anti-corruzione: chi ha rubato alla Pubblica Amministrazione è un ladro e non si può candidare alle elezioni. Chi invece ha rubato nel privato e poi si è candidato non è un ladro. Non lo è per due motivi principali: 1) intanto è investito dalla Volontà Popolare che lo ha eletto; 2) poi, c’è una differenza di forma nel furto.
Nel caso successivo delle liste nel Lazio invece, ci viene detto che la sostanza deve prevalere sulla forma e, soprattutto, non possiamo impedire alla Volontà Popolare di esprimersi (soprattutto se sappiamo già come si esprimerà).
Siamo una nazione piuttosto singolare che riunisce in sé numerose contraddizioni: la sovranità sicuramente appartiene al Popolo che la esercita attraverso il televoto o altri mezzi che non controlla. Il sigillo però della Volontà Popolare rende digeribile qualsiasi cosa: tutto questo lo volevo anch’io, anche se non lo sapevo.
Alla fine di tutta la faccenda una piccola cosa l’ho capita: l’anno prossimo a Sanremo voterò per Paolo Conte o Francesco De Gregori anche se non si sono presentati: non si può impedire alla Volontà Popolare di esprimersi.

Il cìmena dei bambini. Vorrei parlare anche di cinema o, come diciamo noi bambini, “cìmena”. L’associazione pseudo intellettuale dei “Bastiani Contrari” mi aveva caldamente raccomandato di tifare durante la notte degli Oscar per The Hurt Locker contro l’hollywoodiano carrozzone di Avatar. Intanto il secondo è costato un sacco di soldi, è pieno di effetti speciali che ammazzano la poesia e rappresenta quel cinema di mezzi ma non di idee tipico del consumismo americano. Visti entrambi i film, mi trovo a constatare che Hurt Locker è, di fatto, un’apologia del povero G.I. Joe impiegato nell’occupazione dell’Iraq, osteggiato da una popolazione inspiegabilmente ostile, bombarola e pericolosa in tutte le sue forme. L’eroe del film è capace – come pochi altri – di disinnescare le bombe e, soprattutto, reprimere la paura cosa che, in fin dei conti, è lo scopo principale di un’operazione insensata come l’Enduring Freedom. Di contro, Avatar, con l’ingenuità del filmone di plastica, ci mostra un’America assetata di risorse che non esita a sterminare i poveri Na’vi i quali, alla fine della fiera, sono i buonissimi contrapposti ai cattivissimi soldati. Vabbè… è un film del cacchio ma ne preferisco 100.000 volte la tesi di fondo e restituisco, di conseguenza, la mia tessera pseudo-intellettuale.

Piccola glaciazione. Cade una inspiegabile neve di marzo e, oltre al fatto che il clima sta inesorabilmente cambiando, riconosco anch’io i segnali inequivocabili di una piccola glaciazione. Forse è una di quelle piccole fratture o discontinuità che segnano gli stacchi nell’evoluzione. E mi ritrovo allora a guardare con lo sguardo stolido del brontosauro i miei coetanei che sono diventati anfibi. “E’ l’evoluzione” mi dicono, “e il primo requisito per sopravvivere in acqua è la capacità di turarsi il naso”. Dalla finestra ne vedo altri che hanno spiccato il volo: il consiglio che mi danno è “maggiore leggerezza nell’affrontare le cose”. “Forse l’estinzione è tutta una questione psicologica” – penso io, mentre sprofondo inesorabilmente nella mia palude di catrame.

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