Scrivi scrivi…

Scusate, devo scappare!

Scrivi scrivi mi dico che intanto il tempo passa nonostante cerchi disperatamente di appuntarlo con quattro parole come fossero puntine su una bacheca. …Poi i ritagli appesi si ingialliscono e chissà se poi alla fine c’è ancora qualcuno che si prende la briga di rileggerli una volta messi lì. Comunque che il tempo passi è inequivocabile; a volte mi sembra però che sia solo tempo, non so se mi spiego: la sensazione è che non accada nulla mai di abbastanza importante da dire “ecco, è successo qualcosa… questa roba me la ricorderò”. Sempre solo parole. Io – per dire – mi ero messo a scrivere del delitto di Avetrana e di una ragazza che si chiamava Sarah (con l’acca) che chissamai se è esistita veramente: di lei adesso abbiamo solo alcune foto, svariate ipotesi, centomila inutili trasmissioni televisive: è diventata di parole anche lei. Le parole sono una specie di sabbia che rischia di sfarinare tutta la realtà. Parole parole che svolazzano finché le mignotte minorenni arrivano a rappresentare solo una variazione sul tema di quelle uccise dai parenti. Forse il vero segno di tutto – mi son detto – è lo sbriciolarsi della domus gladiatoria di Pompei: ecco! dico questo sì che è un segno del tempo. Cioè: è proprio questo nuovo tempo che, dicevamo, si sfarina e non è più monumento o qualcosa da ricordare: tutto si appiattisce e persino Pompei, che se l’è cavata sotto o’ Vesuvio, s’adegua alla nuova tendenza.

Scrivi scrivi mi dico perché forse nella confusione di queste parole, in mezzo a questa sabbia qui, qualcosa si può trovare, foss’anche uno di quei cocci di vetro che adesso sembrano gioielli o caramelle succhiate tanto la sabbia li ha lisciati. E allora forse si scrive proprio come si fruga in mezzo alla sabbia: le parole di un blog o una canzone, con la speranza che poi ci sia qualcosa che valga la pena mettersi in tasca e portarsi via.

Oppure scrivi e scrivi sempre per prolungare la solitudine. E succede allora che ti scrivi addosso con la consapevolezza che poi pochissimi perderanno tempo per aggirarsi fra la tua confusione: eppure ci sono, discretissimi e silenziosissimi.

“Hai scritto dello spettacolo?” mi chiede Mirco e io accampo scuse del tipo guarda ci stavo proprio arrivando ma poi penso che anche in questo post forse ho perso troppo tempo e non so se qualcuno ha resistito a leggere fino a qui. “Ma caspita! Stiamo lavorando solo a questo da due mesi!! Non pensavi di scrivere niente?!” No no dico io c’hai ragione è che a volte quando scrivi le cose ti prendono un po’ la mano ed è bello anche girarci un po’ intorno: scrivere non è una perdita di tempo, è una perdita nel tempo… però capisco capisco che è bene anche arrivare al nocciolo della questione, dire quello che serve e tornare a testa bassa ad occuparsi di cose importanti. Per cui ci provo.

Il 18 di dicembre proviamo a fare una cosa nuova: veniteci a vedere.

Scusate, devo scappare!

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Una risposta a Scrivi scrivi…

  1. alessandra ha detto:

    Io scrivo spesso, per il piacere di farlo, prima ancora di sapere quello che vorrei dire. Sembra strano a sentirlo così….ma come?…..scrivi e non sai di cosa….eppure faccio così da quando riesco a tenere una penna in mano. In origine era una questione di lasciare una traccia, una specie di testimonianza che sono passata di qua. Più tardi ho pensato a modi più importanti per farlo: due figli. Ma la scrittura mi accompagna molto spesso anche adesso….forse è un modo economico di occuparmi di me e dei miei pensieri, se non altro non devo correre in pausa pranzo da nessuna parte!

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