I desideri sono sogni

illustrazione di Lucia Conversi

Ti dirò la verità…ogni desiderio mi ha soddisfatto di più del possesso, sempre falso, dell’oggetto stesso del desiderio

André Gide

“Perché?!”

E’ questa la domanda sottintesa negli sguardi dei miei amici – quelli che non vedo da tanto, soprattutto – quando vengono a sapere che magari ho passato un pomeriggio intero in teatro a fare prove oppure a registrare un pezzo (sempre e rigorosamente gratis) o a litigare con chicchessia al telefono per questioni musicali.

“Perché? Perché?!?”

Già… perché? Prendiamola un po’ alla larga e vediamo se riusciamo a spiegarci.

Quando ho cominciato a suonare volevo che la gente mi considerasse, che mi volesse bene e mi ammirasse. Poi, con il tempo, ho capito che mi interessava veramente la considerazione, l’amore e l’ammirazione di due o tre persone, che queste persone, fra l’altro, mi consideravano e mi amavano a prescindere dal fatto che suonassi o meno, che le persone che mi promettevano ammirazione in cambio di musica non erano interessate a quello che ero.

Dopo ho continuato a suonare per diventare ricco e famoso. Ancora il tempo, i sacrifici e quella che viene definita “gavetta” (una condizione – per me – pressoché infinita) mi hanno insegnato che sicuramente non sarei diventato ricco con la musica e quanto alla fama… be’, per quel che mi riguarda, l’imbarazzo è sempre superiore alla soddisfazione di essere riconosciuti perché si suona e – ancora una volta – alla fine mi importa davvero di essere conosciuto da quei 25 amici che mi tiro sempre dietro ai concerti.

Oggi non suono più per essere amato, riconosciuto, per i soldi o per la fama o l’ammirazione. E’ un processo che io chiamo “purificazione del desiderio”: ogni sacrificio ti insegna che cosa stai desiderando veramente.

Il tempo ci sfoglia come delle margherite e, zitto zitto, ti toglie tutto quello che non ti serve: la delusione ti toglie una falsa illusione, la mancanza di riconoscimenti e soddisfazioni ti insegna la pazienza per quello che stai facendo. Alla fine del fiore resta quello che davvero volevi.

Quando i miei amici mi chiedono “perché?” io mi stringo nelle spalle e non riesco a spiegargli la soddisfazione di finire una canzone, di registrarla, di farla sentire alla gente per vedere che effetto fa, di prepararsi per un concerto o uno spettacolo, di quell’adrenalina strana che ti accompagna anche in un locale semivuoto. Non riesco a spiegare come è buona la birra dopo aver suonato, perché per capirlo devi prima passare attraverso tutto il desiderio e capire cosa vuoi veramente.

Alla fine siamo quello che desideriamo e, molto spesso, ci rendiamo conto che quello che ci serve davvero è un po’ diverso rispetto al “motivo ufficiale”: alla fine è proprio quello che stiamo facendo la cosa che ha senso mentre il fine che sbandieriamo (soldi, ricchezza, fama) è la scusa per chi continua a chiederci “perché?”.

Ho un sacco di cose da fare e la mia vita spesso raggiunge livelli parossistici di incasinamento: forse il segreto è immergermi in quello che sto facendo, attaccarmi a quella sensazione lì che nessuno può capire e desiderarla per quella che è.

“Perché sì” – rispondo – “…scusate, devo scappare!”

P.s. Scrivevo le righe precedenti ad una settimana circa dalla messa in scena del nostro spettacolo (quindi nel tunnel della peggio paranoia). Oggi, che è domenica 19 e abbiamo debuttato, sottoscrivo tutto quanto ma aggiungerei una cosa in più. E’ una sensazione bellissima quando quel senso che per noi hanno le cose viene capito e condiviso dal tuo pubblico, quando voi riuscite a condividere i nostri sogni. E’ una complicità strana che si esprime con gli sguardi, i sorrisi e gli applausi finali… Grazie a tutti voi per la vostra presenza e per il vostro calore nella serata di ieri.

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2 risposte a I desideri sono sogni

  1. jacopo ha detto:

    inserite il tassto RSS così posso inserirvi nel mio Reader Notizie
    grazie

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