La musica che gira intorno?


foto di annetta

L’espressione di Gianni Morandi (“Dai! Dai! Stiamo uniti!!”), i pugni stretti e il volto contratto a ricordare – neanche troppo vagamente – uno sforzo intestinale d’altra natura, è stata una specie di mantra o di training autogeno per il povero abbonato Rai, quello del posto in prima fila, per rimanerci in quel posto e farsi forza a continuare la visione.

Avete indovinato: è il solito post su Sanremo. Tranquilli però, quest’anno non ho molto da dire.

Sarà che c’era un po’ un’aria generale di sbaracco e di interesse per cose più stringenti, tipo la derisione mondiale del nostro Premier o una rivoluzione che cambia l’assetto politico di tutto il Nordafrica.

Sarà che noi personalmente avevamo lo spettacolo ed eravamo in tutt’altre faccende affaccendati.

Sarà – soprattutto – capitato anche a voi di avere una musica in testa ed invece sentire una grandissima orchestra suonare, suonare, suonare tutt’altro…

…In altre parole: anche quest’anno il mondo musicale rappresentato da Sanremo era rappresentativo esclusivamente di Sanremo, ossia di quelle canzoni che nascono, vivono e muoiono nella settimana rivierasca. Una specie di zoo o di serra insomma. E certo uno allo zoo mica ci va per vedere le galline o i cani o i gatti, ma pure se vede il gallo cedrone o l’opossum, una volta uscito continuerà a mangiare uova di gallina o ad avere cani o gatti come animali domestici.

Dite che mi sto perdendo? Volevo dire: quanti avranno nell’ipod l’immortale Amanda è libera dell’ancora più immortale Albano?

Perché non si riesce a sentire musica vera, quella che dovrebbe parlare alla nostra vita di oggi, arrabbiata, appassionata, innamorata… quella che il povero abbonato può sentire e dire “ecco! questa è una musica in cui mi riconosco…”?

Perché la cosa più trasgressiva del Festival continua ad essere Tricarico solo perché è stonato – cacchio! – stonato!? (voglio dire che anche l’opossum dopo un po’…)

Alla fine la novità è la vittoria di Vecchioni, colui che doveva mettere tutti d’accordo: un Intoccabile come la Nazionale, la Mamma e gli spaghetti. L’ho accolta con una certa soddisfazione per due motivi: 1) rinverdisce le speranze anche dei Kabaré Voltaire; 2) conferma quanto scrivevo nel post precedente.

Griffato e con una compassata aria professorale, Maestro della rima amore/amore, il nostro si è meritato in pieno la vittoria con un pezzo molto bello… Che dire? Gli piace vincere facile… ma il fatto che lui stesso abbia detto che un po’ gli spettava di diritto per 45 anni d’onorato servizio, riduce il premio ad un Oscar alla carriera.

In autobus allungo le orecchie alla musica che mi gira intorno dai lettori mp3 dei regazzini: Ministri, Tre allegri ragazzi morti, Le luci della Centrale elettrica, Teatro degli orrori… In Italia McCarthy non avrebbe mai scritto Non è un paese per vecchi.

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