La luce automatica in bagno

Nel posto dove lavoro hanno montato la luce automatica in bagno.

Il bagno è piccolo ma molto ben curato, costituito da un piccolo antibagno, dove stanno i lavandini, e dal cesso, con la sua porticina, lavandino e tazza. Dalla porta d’ingresso al cesso saranno tre passi in tutto.

Da subito mi sono accorto che il sensore per la luce era montato un po’ troppo in alto. La fotocellula è proprio sopra la porta d’ingresso e il raggio non incontra la vostra testa prima di quei tre passi, appunto, che vi immettono nel cesso. Chi, come me, non è particolarmente alto, rischia di farsi al buio il tragitto fino al wc (dove, per fortuna, c’è un secondo sensore).

Come tutti, richiudo la prima porta alle mie spalle e c’è il buio, la  luce non scatta. Allora, come tutti penso, mi sbraccio e mi agito finché le mie mani non hanno incontrato il raggio del sensore.

Questa cosa di agitarmi è diventata quasi un riflesso condizionato: chiudo la porta e comincio a mulinare le braccia come se fosse una specie di rituale pre-pisciata. Delle volte mi rendo conto che arrivo fino al cesso agitandomi senza motivo.

Forse – penso – il mio corpo gode di questa primitiva libertà e si lascia andare nell’unico posto dove è lecito farlo: giacca slacciata, cravatta allentata, via al dimenarsi una volta arrivati in bagno. Mi rendo conto che i movimenti sono legati all’umore della giornata: a volte, chiusa la porta, il buio assiste ad un mio passo di danza con piroetta (per far sì che la testa arrivi al sensore), altre, alle braccia levate con dito medio teso, altre ancora, mi vede sbracciare come salutassi un piroscafo in lontananza.

E’ la mia piccola libertà. A volte ne rido talmente di gusto ed irrazionalmente che rischio di farla fuori.

Perché in effetti mi viene da pensare che non sono il più basso sul lavoro. E chissà quanti altri devono comportarsi come me, il collega sempre perfetto, la nanetta odiosa con gli occhiali sulla punta del naso… chissà cosa fanno, loro, in quei tre secondi di buio in cui non li vede nessuno, nell’unico posto in cui possono essere completamente liberi.

Credete che il criceto non sappia che sta correndo su una ruota in una gabbia? E’ che per sopravvivere devi trovare dei diversivi… Forse  – penso di nuovo – ognuno di noi ha trovato un modo di sopravvivere nei grandi edifici che ci ingabbiano mentre lavoriamo: c’è quello che fa le facce nello specchio dell’ascensore, chi, dopo aver controllato di essere solo, si mette a pattinare nel corridoio bagnato, quello che canta nello sgabuzzino…

Da qui è venuta la mia idea: mi sono acquattato sotto il lavandino dell’antibagno zitto zitto. Tra poco il temporizzatore spegnerà la luce. Aspetterò la prossima apertura di porta e finalmente vedrò il passo di danza, la piroetta, lo sberleffo dei miei colleghi che si sforzano di accendere la luce.

Chissà che faccia faranno quando incontreranno il mio sguardo qui in basso.

Chissà cosa accadrà quando scoprirò anche il loro piccolo segreto: cosa fanno quando non si accende la luce automatica in bagno.

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3 risposte a La luce automatica in bagno

  1. Luci LED ha detto:

    A prescindere da questa storia molto divertente credo che la luce automatica in bagno non sia una cattiva idea, sempre se posizionata alla giusta altezza.

  2. Pingback: Cento di questi post | Kabaré Voltaire

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