Poesia del naso

Fondo di Cafféa Lucia M., fan napoletana

Hai mai pensato che l’olfatto è il senso più sentimentale?

Profumi, odori e puzze (perché no?) sono evocatori di emozioni nascoste, sepolte in quella parte corticale di cervello che è la più antica e la più lontana dai ragionamenti.

Il naso… il naso si appende al cielo ed insegue sentimenti: non è sempre stato così? Torniamo segugi, seppure per poco, con le froge dilatate a inseguire un languore di caffè, il burro di una brioche, la speranza di ristoro quando abbiamo fame; oppure, in certi giorni un po’ più tristi, a carpire una folata di profumo, un sussurro leggero fra i capelli, come una specie di promessa.

Promessa, sì: perché l’odore non è mai legato al presente, ci pensi? Ogni odore è l’aura di un corpo evanescente che non è lì: è un ricordo di qualcosa che c’è stato o la promessa, appunto, di qualcosa che sarà.

E a volte allora mi basta immergerlo, il mio nasone, nella carta di qualche vecchio numero di Topolino per tornare agli anni ’80 e alla spiaggia di quand’ero bambino… oppure è l’odore dei tigli a farmi ritornare sedicenne, quando camminavo lungo viali alberati senza sapere dove portavano. O l’olio d’oliva o il pentolino dei fagioli, il sugo che cucinava mia madre, il liquido che mia nonna chiama caffè… Odori, puzze e profumi come tante istantanee a scandire i giorni che ho passato.

Il naso è un cuore irrazionale, più sincero del nostro consueto cuore matematico: non si fa traviare dai pensieri, non si fa confondere dai trucchi della vista… il profumo istintivamente ti chiude gli occhi e ti fa ripiombare esattamente su quella sensazione.

Cosa c’entra tutto questo con noi? mi dirai… cosa c’entra con te, Lucia?

E’ che pensavo a che profumo e a quale odore assocerò a questo maletiempo che ci è dato di vivere e mi chiedevo quale sarà l’aroma che arriverà a stuzzicarmi il cervello e a darmi l’idea precisa di questo momento. E poi… poi m’è toccato vedere ancora le vie della tua città piene ‘e monnezza e “vedere” quell’odore che – mi dicono – copre ogni cosa: tutto è uguale, allora, nel naso, perché su tutto domina il puzzo del pattume. E’ una metafora crudele, no?, e un po’ apocalittica – ne convengo – di questi nostri anni: un puzzo omogeneo sopra tutto e tutti. Ma dimmi un po’ Lucia alla fine: cosa ricorderai tu, cosa ricorderanno i bambini di Napoli, di questi nostri giorni?

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