Non pensare all’elefante

Non pensare all'elefante

In quei giorni il Partito dell’Embé aveva subito una profonda mutazione.

Negli anni precedenti la sua forza aveva coinciso con il suo programma politico, incarnato al meglio dal suo motto. “Embé?” ripetuto per ogni cosa, in ogni situazione, ad ogni accusa forte o debole che venisse rivolta agli affiliati del Partito.

“Scusi ma c’ero prima io…” – “Embé?”

“Scusi ma questo è illegale…” – “Embé?”

“Scusi ma questo era mio…” – “Embé?”

 

E’ ovvio che, a fronte di tale disarmante dialettica, il partito degli Scusi mostrava la corda; tanto più che nel pubblico dibattito le umiliazioni ricevute erano ancora più cocenti:

“Siete la causa di tutti i mali della nostra società!” – “Scusi”

Con l’andare degli anni però, anche la riflessione legata al pensiero dell’Embé mostrò la propria debolezza a fronte di richieste più articolate da parte della società:

“Perché voi potete rubare e io no?” – “Embé?…ehm no, cioè…le cose non stanno proprio così…” ma ormai il danno era fatto e non ci volle molto perché nascessero movimenti spontanei come quello degli Esticatsi che cominciarono ad opporsi efficacemente al partito dell’Embé.

“Guardi che questo è reato” – “Embé?” – “Esticatsi!”

La debolezza degli Esticatsi stava proprio nella loro spontaneità che diventava, inevitabilmente, disorganizzazione: agli Esticatsi si affiancarono presto i Grazialcatso e i Mancopelcatso, ognuno dei quali portava avanti la sua personale battaglia contro l’Embé.

Fu allora, dicevamo, che il Partito dell’Embé decise la sua svolta radicale: divenne il Partito del Non C’è Alternativa riuscendo a stoppare sul nascere qualsiasi tipo di raffinato scambio dialettico avesse luogo.

“Guardi che tutto questo è illegale!!” – “Non c’è alternativa”

“Non sono sicuro che questo sia giusto” – “Non c’è alternativa”

“Ci deve essere un altro modo di fare le cose” – “Non c’è alternativa”

 

Il partito riuscì così a garantire non solo la propria sopravvivenza ma anche quella dei suoi affiliati più compromessi semplicemente chiudendo al pensiero la possibilità di immaginare un modo diverso di fare le cose.

E’ caratteristica tipica infatti degli abitanti di quelle terre l’estrema suggestionabilità di fronte alle parole: uno dei passatempi preferiti di quelle parti è ripetere “non pensare all’elefante” agli amici, cosa che li obbliga, inevitabilmente, a pensare proprio a quell’animale.

continua…

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