L’economia girevole

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Falla girare! Falla girare! Falla girare!
Jovanotti

Quando Filippo il Macedone stava per invadere Corinto, tutti gli abitanti furono presi dal terrore: alcuni fortificavano le mura, altri rinforzavano le porte e le finestre, altri ancora ammassavano armi e munizioni. Il filosofo Diogene allora, uscì dalla botte dentro la quale viveva e cominciò a rotolarla avanti e indietro. Un cittadino lo fermò e gli chiese cosa stesse facendo: “Faccio girare la botte – rispose – perché non sembri che non faccio niente”.

Il Governo sta per varare la Manovra; riecheggia nei nostri orecchi il grido della Contessa Mazzanti Vien Dal Mare di fantozziana memoria: “Capovaro, che faccio? Vado??”. Già, andare o stare (come dicevano i Clash), con la consapevolezza che quando ti metti a far manovra c’è sempre un sacco di gente fuori dall’auto che comincia a mulinare le braccia come sulla pista di un aeroporto (“vai vai vai vai vai vai vai vai vai STOOOOP!”) e quando poi hai fatto il danno scuotono la testa perché loro te l’avevano detto che non ci stavi.

“La situazione è molto seria” ha detto il nostro Capocomico in conferenza stampa e, a vederlo così, non ci si poteva credere. Dopo anni di barzellette e doppi sensi ci aspettavamo che da un momento all’altro la sua maschera cerea (è il caso di dirlo) tradisse una mezza risata e il Nostro esplodesse in un Pernacchione liberatorio: “Ci avete creduto eh?! Fiji de na mign…!”.

Così non è stato: le facce da lutto sono proseguite e tutti stanno cercando di fare qualcosa, anche se l’impressione è un po’ quella di tanti anziani che – appunto – ti aiutano a parcheggiare.
La prima cosa che fa girare l’economia è – non da oggi – la guerra: ed è stata provvidenziale allora questa tanto attesa crisi libica! Sparito Gheddafi (?) con cammelli e cavalieri, si è creata una fila ordinata (in ordine di bombardamento) per andare a stringere la mano al capo dei ribelli. E’ l’economia che gira: già che c’erano gli hanno pure offerto una mano per la ricostruzione, ad opera di aziende inglesi, americane, francesi e, manco a dirlo, italiane. Girano le facce, gira l’economia (ma, tra parentesi, che razza di capo ribelle sei se non sputi in faccia a chi un anno fa ricopriva di onori il tuo dittatore?).

Nella confusione generale, io mi rendo conto che non posso far altro che subire gli eventi, consapevole che, qualunque risoluzione prendano, sarà comunque peggio per me. Io l’economia non la posso far girare in effetti e, al massimo, mi trovo a far girare – come Diogene – quel poco della mia vita che ancora mi compete: la rata del mutuo, la rata dell’auto, la rata della scuola, la rata della tv satellitare, abbonamento telefonino con rata per il nuovo apparecchio e ADSL, le bollette di acqua, gas e luce… Tutta la mia esistenza economica è una promessa del futuro e un’ipoteca del presente.

“Lei è uno dei nostri migliori clienti” – mi dice l’operatrice di una delle centomila finanziarie che mi hanno in ostaggio (e a pensarci bene è come se un pastore dicesse alla pecora “lei è il miglior cliente del nostro salone di barberia”, come se un rapitore dicesse al rapito “lei è il nostro ospite più gradito”, come se…) – “per Lei abbiamo riservato l’offerta di un’assicurazione sulla vita dal costo di 23 € al mese…”. Ventitrè euro per la mia vita… Faccio notare all’operatrice che questo significa che una mia giornata vale 77 centesimi. “Meno di un caffè!” ribatte lei, entusiasta.

Faccio girare, faccio girare… perché ogni cittadino, nel suo piccolo, deve far girare l’economia… Comprare, vendere, comprare, rateizzare: parcellizzare e dividere all’infinito soldi che non si hanno promettendo e sperando che un giorno forse… Ecco: forse un giorno mi fermerò anch’io alla domanda stupida di qualcuno e mi renderò conto che la botte è vuota.

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