Di te

bicicletta

Complice la stagione fredda, sbuffo sui pedali della bici e sembro una piccola locomotiva… puf! puf! puf! mentre vado al lavoro nel freddo mattino e mi re-inserisco nel binario quotidiano. Eccomi qui puf! puf! puf! come tutti i giorni a fare la stessa strada, come un trenino che consuma un sacco di energie: perché? Il freddo mi dà la possibilità di apprezzare il fiato che si dissolve nell’aria: ecco! A volte ho la sensazione che tutto quello che faccio abbia la stessa consistenza… Puf! puf! puf! Fatico, fatico per un sacco di cose inafferrabili, viaggio a testa bassa tutto il giorno senza capire il senso del percorso.

Non siamo un po’ tutti così? Dei trenini, intendo… alla fine quando ci incontriamo è sempre una “coincidenza”, uno sfiorarsi di binari che comunque non rallenta la corsa; per un appuntamento vero bisogna mettersi lì, orario alla mano, e trovare una sosta, che è un’operazione difficilissima.

L’imprevisto, la deviazione, è la sofferenza più grande: hai la stessa consapevolezza del treno che – come dice l’altoparlante – “viaggia con trenta minuti di ritardo”. E tu sai già che quel ritardo, proprio come un tipico treno italiano, te lo porterai dietro e non hai possibilità di recuperarlo: “il treno viaggia ora con quarantacinque minuti di ritardo, con un’ora e quindici di ritardo…”

Ritardo! – puf! puf! – sempre ritardo!  A volte arrivi a desiderare che sia definitivo… “Attenzione! C’è una mucca sui binari… per oggi non potrò arrivare in tempo, non potrò consegnare il lavoro, non potrò…” ma solo l’idea di stare fermo ti dà sempre una certa inquietudine.

Ed eccomi qui al mattino: sono appena partito e sono già in affanno, con la mia fatica che si concretizza in nuvolette che mi escono dalla bocca a intervalli regolari e sono un’immagine significativa, forse, di tutto il mio lavoro… Alla fine sono tutte parole che si disperdono, canzoni evanescenti come il fumo e (perché no?) anche questo fumo elettronico che hai davanti al naso.

Per fortuna però penso che ci sei tu.

E allora pedalo più volentieri sul mio binario perché capisco che la fatica ha un senso quando, alla fine dei conti, diventa un atto d’amore.

Se sai che questo sbuffare quotidiano è per qualcuno allora – puf! puf! puf! – sbuffi quasi volentieri… ti dà un certo ritmo in fondo no? O forse lo sbuffo funziona solo quando riproduce il ritmo del cuore.

Cuore, amore… scusami! Leggi il post (che ho digitato sbuffando, cosa credi?) e mi chiedi di che cosa parla.

Vedi, alla fine ho capito che tutte le canzoni, tutte le parole che svolazzano (questo fumino leggero che mi esce dalla bocca e dal cuore), alla fine hanno un senso quando parlano di te.

Ecco: anche questo post (che, tra parentesi, è il cinquantesimo del blog) è solo un modo per dirti che, grazie a te, ho capito che la cosa migliore che può capitare a una persona è che la sua fatica abbia un senso.

Non hai capito?

Parla di te!

Sì… di te!

Non te l’aspettavi, eh?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Di te

  1. alessandra ha detto:

    Che meraviglia!!

  2. elisa ha detto:

    bella, proprio bella.

  3. Pingback: Cento di questi post | Kabaré Voltaire

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...