Piccolo manuale d’equilibrismo

bolla di sapone

Certo, per camminare su un filo devi essere leggero.

Leggero leggero come una piuma, senza portarti dietro i pensieri pesanti.

Lo sguardo fisso avanti, un piede dopo l’altro, senza curarsi mai del vuoto sotto di te. Se ci pensi, dicono, allora precipiti: è il vuoto che ti attira, non c’è niente da fare… mai guardare in basso! La consapevolezza di essere sospeso è proprio quello che ti fa precipitare. E allora bisogna camminare come se quel filo fosse il terreno più solido di tutti, come se il vento che ti fischia attorno alle orecchie fosse una brezzolina leggera (anche lei!) fra i capelli.

Per stare sospesi bisogna negare il vuoto.

E’ molto più facile di quanto crediate: quando si vive sul filo la precarietà è la situazione normale.

Certo l’unico imprevisto è proprio l’imprevisto. Un inciampo, una scivolata, si pagano molto cari: è il prezzo dello stare leggeri e sospesi. La leggerezza, diciamo così, ha un prezzo molto pesante.

Prima camminavo per terra anch’io… poi ho visto che gli altri stavano sopra di me e ho provato a salire anch’io. Per ogni gradino che sali devi diventare sempre più insensibile: all’altezza, al vuoto, alla paura, agli imprevisti… a mano a mano che si sale si spegne gradualmente una parte di pensiero razionale.

Ognuno ha un suo filo personale sul quale cammina e al quale è affezionato…

E’ il mondo in cui vivo che mi ha dato lezioni di equilibrismo… Il mio primo insegnante è stato un promotore finanziario: “quanto prende di stipendio? 1000 euro? Allora può benissimo pagare una rata di 500!” E’ stato il mio primo gradino e la mia prima lezione: negare l’imprevisto e guardare avanti.

La seconda è non pensare a cose che ti distraggano dal filo…

“Fino a quando potremo cementificare?”“Fino a quando potremo continuare a indebitarci?” “Fino a quando potremo inquinare?” “Fino a quando potrà durare questa situazione?”

Che domande ingenue! Non domandatevi mai quanto è lungo il filo: se avete deciso di salirci è inutile che poi vi facciate prendere dallo sgomento.

L’imprevisto arriva proprio perché è imprevisto: può essere una crisi internazionale, una pioggia più forte del solito, la vostra macchina che si è rotta nel mese sbagliato… Come avete fatto a non pensarci? Tranquilli: eravamo tutti sul filo, non potevamo pensare, vi ricordate?

Be’ adesso eccoci qua: col nostro bilanciere in mano, lo sguardo avanti… Certo che in questi giorni sta tirando un vento fortissimo, non trovatEEEEEEEEEEeeeeeEEEE

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