Caro il mio cervello fuggito all’estero

Caro il mio cervello fuggito all’estero,

come stai? ti scrivo per aggiornarti della situazione perché da quando sei partito sono cambiate molte cose…

Sai, ci sono rimasto un po’ male… quando dicevi “vado… ho deciso che vado…” e via così non credevo che trovassi il coraggio. E invece ricordo ancora come, davanti al plastico della casa di Garlasco che guardavo in TV, ho sentito improvvisamente il collo più leggero e ho capito che te ne eri andato davvero.

Comunque – ti dicevo – qui intanto sono cambiate molte cose… Adesso ci abbiamo un governo di tecnici che vorrebbe dire che sono persone capaci di fare quello che stanno facendo. Ovviamente i politici sono scontenti: che senso ha mettere uno che sa fare le cose a fare le cose? Non era meglio – dicono – se ci stavamo noi?

Il discorso in effetti non fa una grinza tanto che la settimana scorsa, che il mio lavandino perdeva, per ripararlo ho chiamato il salumiere. Lui ha avvolto tutto il tubo con della coppa piacentina e dopo un paio di giorni in casa c’era un odore come di cane morto. Ma io però ero contento perché avevo fatto una scelta non banale.

Ecco: bisogna evitare la banalità. Pensa che l’ex ministro Brunetta ha detto che mettere un economista al ministero dell’Economia è una scelta banale. Ha ragione lui! Pensa invece come è più creativo mettere un nano allo Sviluppo! o alla Crescita economica!!

Comunque, adesso dicono che in Italia bisogna ricostruire tutto, che l’Italia è un grande cantiere… E allora hanno scelto questo gruppo di vecchi che, con le mani dietro alla schiena, guarda il cantiere tutto il giorno, non fa niente e ogni tanto commenta: “…mah! Hai visto la ruspa?! secondo me non ce la fa a fare manovra…!”

Vabbé: oggi ti scrivo qui da Piacenza dove sono venuto a suonare e per evitare la banalità ho messo il batterista alla chitarra, il chitarrista alla tastiera e così via… Ho pensato di avere un approccio creativo e politico. Per la musica infatti non serve il cervello (e quindi puoi anche rimanere lì all’estero dove sei!) ma deve “arrivare”… Tu suoni e quello del talent show che ti ascolta dice “mi è arrivato, non mi è arrivato”, un po’ come la posta elettronica insomma… “E adesso è arrivato? Controlla meglio? Provo a ri-inviartelo….”

Cervello mio, non te la devi prendere ma mi rendo conto che qui oggi saresti un peso inutile… Da quando non ci sei vivo molto meglio qui in Italia e anche la mia musica ne ha tratto giovamento… quindi, anche se lì a Londra dove sei a fare il lavapiatti guadagni più di quanto io prendo al call-center, sono felice che tu te ne sia andato e spero che tu sia felice senza di me come io lo sono senza di te.

Oltretutto, da quando sei andato sono dimagrito di un chilo.

Con affetto.

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