Quando non so cosa scrivere

Si legge per vincere la solitudine, si scrive per prolungarla

E.Jabés

Quando non so cosa scrivere a volte picchio i tasti della tastiera come se fosse una specie di strumento musicale solo per il gusto di metter giù un po’ di parole. Come scattare una foto a caso, come scarabocchiare una faccia su un foglio. Poi va a finire che la faccia assomiglia quasi sempre alla mia e anche la foto – a guardarla bene – non è mai così casuale.

Quando non so cosa scrivere penso che non è poi così importante avere sempre qualcosa da dire e si può scrivere come quando telefoni a qualcuno solo per fare due chiacchiere  o come quando… ecco, sì: come quando si va a correre, che non è che lo fai per andare in un posto preciso.

Tutte le volte che non sapevo cosa scrivere ho sempre scritto con la convinzione che comunque mi sarei capito, che tutte le mie foto sfuocate comunque mi sarebbero assomigliate un po’ e sarebbero state un ricordo di mie angolazioni imprevedibili.

Da qualche giorno, invece, quando non so cosa scrivere penso a voi. E allora non scrivo niente. Eh, sì… perché quest’anno mi sono arrivati i report annuali del movimento di questo blog e ho scoperto che ci sono tante persone che leggono queste cose. Mi capita allora come quando andavo a correre e il percorso che seguivo passava circolarmente davanti a una panchina. Se sulla panchina c’era gente, allora tiravo in dentro la panza e la lingua, stavo un po’ più dritto… nel resto del percorso ero il solito schifo ambulante ma lì davanti – zac! – tornavo il maratoneta etiope che sognavo di essere. E’ come vuoi sembrare agli altri che ti frega sempre… e, quando devi scrivere, ti blocca.

Quando non so cosa scrivere penso però che il fatto che ci sia gente a leggere queste cose mi ha sempre motivato a continuare; il rispetto delle scadenze che mi ero prefissato l’anno scorso è dovuto proprio al fatto che comunque c’era qualcuno. Se sai che quelli della panchina ti aspettano, allora trotti un po’ più forte anche nel resto del percorso. Che bello poi ripassare lì davanti e vedere gente che ti sorride e ti saluta! Anche se sei un pirla qualunque che si muove come un lottatore di sumo e ansima come l’intero cast di un film porno, ti senti un po’ quel maratoneta ideale e continui a correre.

Quando non so cosa scrivere mi chiedo se non sarebbe bello che scriveste un po’ anche voi… che invece cioè dei soliti pollici alzati mi diceste cosa va e cosa non va, buttaste giù qualche pensiero strampalato come questi, insultaste, proseguiste o miglioraste questi post. E io penso che a quel punto (e potrebbe essere il mio buon proposito per quest’anno) sarei molto contento di rispondere alle vostre osservazioni e ai vostri commenti e non mancherei di farlo. Sarebbe un po’ come fermarsi a quella famosa panchina e conoscersi un po’ meglio, anche se magari avete solo da dire “tira in dentro la pancia quando corri”.

Quando non so cosa scrivere penso a voi e allora scrivo anche quando non so cosa scrivere, anche se apparentemente scrivo cose contraddittorie, tanto ormai mi avete visto passare qui davanti tante volte e – anche se superficialmente – un po’ ci conosciamo, no?

Ecco: quando non so cosa scrivere mi ricordo che questo è il primo post dell’anno e, anche se so che ci saranno volte in cui non avrò proprio voglia, sono molto contento di ricominciare tutta la corsa.

Per il momento, visto che oggi di preciso non sapevo cosa scrivere, vi scrivo “grazie!”.

Poi restiamo d’accordo così: io ripasserò qui dalla panchina il 10 e il 27 di tutti i mesi (fiatone e adipe permettendo) e stavolta aspetto i vostri commenti. Io prometto che stavolta risponderò a tutti, senza falsi pudori o supponenze da maratoneta professionista.

Alla fine, quando proprio non so cosa scrivere, penso che scrivere è proprio rinunciare ai propri timori: è come mettersi in braghette corte davanti a chi non ti conosce.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Quando non so cosa scrivere

  1. Quando non so cosa fare esco.
    Infilo la tuta, le scarpe da ginnastica e vado al parco.
    Arrivato, poi, mi siedo sulla panchina.

    Qualche volta leggo un libro, poi magari lo chiudo e leggo nei volti dei passanti; qualche volta esamino, schivandole, le cacche dei cani, traendone, a seconda delle necessità, chissà quali aruspici o solo immaginando, dal colore, quello che hanno mangiato.
    Più spesso ascolto, spinto dai miei occhiali, da una visione limitata, da orecchie a sventola, proiettate di natura a questa attitudine, afferrando i discorsi dei vicini o anche solo brandelli di mp3 sparati e schiacciati nell’aria da quelle microcuffiette.
    A volte guardo semplicemente: le facce paonazze di chi corre, fantasticando, come per i cani, chissà quali peccati alimentari.

    Ascolto i loro tecnicismi atletici quando si incontrano lungo la stessa strada, o se in solitaria, le note e gli Unz-Unz che annegano nelle loro orecchie sudate, gli ansimi e sospiri con il quale aggrappano i loro globuli rossi, eccitati come pornodive, alle foglie degli alberi.

    Aspetto che passi il tempo curiosando tra le vite altrui. Non indico con le dita e non utilizzo i pollici per segnalare agli altri quello che mi piace e quello no. Non penso interessi agli altri se io sulla mia panchina me ne sto seduto ad osservarlo, magari lo infastidisce pure. Il mio pollice se ne sta semplicemente alle altre dita in opposizione (forse perché più grosso e forte?) e non ama starsene sollevato in un’innaturale posizione da joypad.

    Chissà cosa li spinge a mettersi quelle ridicole braghette e a sfilare davanti a me che li guardo. Qualcuno non alza nemmeno i piedi tanto è distrutto. Non sono maratoneti eppure si mettono sulla pista e vergano scie di chilometri sulla strada bianca. Certo che la loro panza forse cala, mentre la mia, seduto, aumenta: il rotolo poi, da seduti, si vede anche di più. Eppure si muovono ed esprimono un desiderio, un’esigenza.
    Io invece soltanto scruto dal mio monocolo. Quasi dal buco della serratura.
    Incapace di alzarmi e di seguirne uno; guarda, neanche quello che si dimena come un lottatore di sumo! E non posso sempre prendere come scusa quel ginocchio dolorante: è solo(!) pigrizia, briga, noia, forse paranoia, un tempo la chiamavano, nei 7 Peccati Capitali (i Magnifici 7?), accidia…

    Basta.

    Oggi ho deciso di alzarmi. Di provare anch’io a seguirne uno, magari mi metto sui suoi passi. Scelgo quello, il lottatore. È bravo però, nonostante i chili corre bene. Non gli starò dietro, forse mi doppia e quando mi doppia gli faccio un sorriso e una battuta, magari mi aspetta e per un po’ corriamo insieme. Sicuro non correrò tanto e certo corro male ma suderò anch’io e mi sfogherò e darò libertà a quell’esigenza di muovermi e di tracciare una strada, forse anche una storia.
    Ho la tuta, se me la sfilo rimango in mutande, la prossima volta metterò le braghette e correrò anch’io davanti a quelli come me, quelli seduti a guardare un mondo che gli gira davanti.

    “Brrr, fa freddo eh?! ma c’è il sole e ci si scalda bene a correre!”…

    • Kabaré Voltaire ha detto:

      Emanuele!
      è tuo il primo commento dell’anno (più che commento, direi “contropost”…!).
      Potenza della scrittura e dell’immaginazione… Soltanto “per iscritto” (come si dice a scuola) due come noi possono essere credibili come corridori…. 🙂

  2. Cristina Brandonisio ha detto:

    Leggendo il prodotto della tua mente in libertà, ho pensato alla divisione del mio io: che fatica distinguere quello che sono da quello che la società vorrebbe che io fossi, é una pena vivere un’esistenza autentica e non accettare condizionamenti e omologazioni esterne. Mi hanno spinta su un autobus che va nella direzione opposta alla mia.Aiuto,fatemi scendere, mi gira la testaaaaa!Cristina

  3. valentina ha detto:

    quando non so cosa fare penso a quelli che mettono la tuta per andare a correre e mi stendo, affaticata dal solo pensiero, sul letto.
    potenza della pigrizia!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...