Vagone portavalori

 

I bimbi sono tirati a scuola con le braccia in estensione: un braccio in avanti attaccato alla madre e un braccio dietro a tirare il trolley, lo zainetto con le rotelle per preservare la loro schienina. Il prezzo per una colonna vertebrale integra è la posa del crocifisso che la creatura è costretta ad assumere, dato che lo zaino è un bagaglio fra i 15 e i 20 chili e il figliolo funge da elastico tra questo e la mamma. Meglio sarebbe, pensano le madri, se anche i figli avessero le loro rotelle, giusto per facilitare l’operazione di traino.

Vicino all’ingresso della scuola vedi il trenino scodinzolante di madre+figlio/i+trolley(s), con la locomotiva che ripete il suo mantra: “dai! svelto! muoviti! siamo in ritardo (ad infinitum)” finché il convoglio non è approdato fra le mura scolastiche: a quel punto ci pensa il moto inerziale dei 15 chili di zaino a portare il fanciullo fino al suo banco.

Certo è che tutto questo lo si fa con le migliori intenzioni: il figlio-vagone deve essere abituato da piccino al Senso del Dovere, deve capire a strattoni l’importanza dell’istruzione, finché non si sarà abituato da solo – e sarà il trionfo del moto inerziale di cui sopra – a percorrere la strada fino al suo desco riscaldabile.

Eppure a volte – perché ci sono volte che mi ritrovo anch’io nella posizione del locomotore-trattore – mi chiedo se i miei “dai! svelto! muoviti!” riescono a passare il messaggio giusto o se, invece del senso del dovere, non passi soltanto il senso del dolore e del ritardo perenne e dell’angoscia di fare le cose…

Chissà se veramente si riesce ad insegnare ai piccoli a muoversi da soli, ad insegnargli una strada insomma, o se invece funziona una specie di condizionamento pavloviano e a loro fanno male le braccia e sentono la trazione di genitori e trolley ogni volta che vengono messi di fronte a qualcosa da fare.

Forse tirare senza un perché abitua la gente ad essere tirata e a tirare a sua volta senza un motivo; abitua a dimenticare il senso di responsabilità, perché tanto le cose “vanno così” o in questa cosa “ci sono stato tirato dentro”; abitua a non chiedersi dove stiamo andando, abitua al nostro ruolo disumano di vagoni.

“Ricordatelo ai vostri figli” diceva Primo Levi, e questa forse dovrebbe essere la prima cosa da ricordare nel Giorno della Memoria: che siamo tenuti – da brave locomotive – a instradare, a spiegare un percorso, a far percorrere una strada che non incappi nei nostri stessi errori, nell’angoscia di un binario a volte insensato.

Ecco: dovremmo ricordarci l’Umanità. Questa è una buona cosa da ricordare quando tiriamo i nostri figli a scuola nel Giorno della Memoria.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa, andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli

P.Levi, Se questo è un uomo

foto di Richard Hewitt
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