Quando tutto si ferma

Ecco: dopo un po’ torna tutto normale, lo dice anche il telegiornale.

Da bambino stavo chinato su una fila di formiche e giocavo a disperderle con un bastoncino o lo stelo di un fiore. Le formiche sbandano un po’, qualcuna gira su se stessa, ma poi ritornano tutte perfettamente in fila. Le formiche hanno una loro idea molto precisa di fila dritta: se tu metti sul loro cammino un sasso o un ostacolo qualsiasi, loro semplicemente lo aggirano e vanno a ricreare dall’altra parte la fila, perfettamente in linea con la fila precedente. Chissà da dove gli derivano queste linee perfettamente perpendicolari. Chissà cos’è che segna loro il cammino preciso fra l’erba.

Forse è una sorta di Abitudine. La vita tende a normalizzarsi e a rientrare nell’alveo delle cose consuete. Come se non fosse successo nulla, come se quello sbandamento fosse stato un attimo soltanto, una distrazione della vita, un’uscita momentanea da un cammino che viene subito ripreso.

Ecco: adesso è tutto fermo e si cerca di tornare alla normalità.

Il telegiornale ha detto che dopo il sisma tutti hanno cercato di riprendere la loro vita normalmente. Certo nessuno si aspettava una seconda, una terza, una quarta scossa…

Perché l’abitudine viene poi messa a dura prova quando lo scenario normale del tuo cammino quotidiano cambia così radicalmente. Perché dà uno strano senso di smarrimento aprire la finestra e non vedere l’edificio di fronte, e non vedere la solita piazza o la torre dell’orologio. Ci si rende conto forse di come i nostri passi quotidiani si muovessero su sentieri segnati per tutti molto chiari.

Ecco: adesso è tutto fermo.

Però questi scuotimenti continui non hanno fatto subentrare l’abitudine, semmai ci hanno dato la consapevolezza di una precarietà universale, di come lo sfondo della nostra esistenza consueta si possa sgretolare lasciandoci però in piedi e in grado di resistere. Sono sbandamenti momentanei, piccoli momenti di vuoto e di sbigottimento in cui ti fermi a pensare a come la tua vita in fondo sia qualcosa di altro rispetto allo scenario in cui si svolge, in cui realizzi che non sarà un sasso sulla tua strada a farti perdere il filo.

Ti guardi intorno: il panico sembra finito, sembra finita l’emergenza e forse tutto questo “ritorno alla normalità” è, appunto, quel piccolo vuoto che si diceva, un piccolo spazio in cui cerchiamo di inspirare forte e di riprenderci piano piano quello che siamo.

Forse soltanto adesso capisco la forza delle formiche, capisco quanta forza c’è nelle piccole cose di tutti i giorni. E’ un’idea superiore di Vita o di Sopravvivenza ad indicare a tutti noi esseri minuscoli, anche nei terribili sbandamenti causati da un bambino dispettoso o da chissà cos’altro, qual è la direzione da seguire, a darci la forza di ritrovare una normalità, di rimettere dritta tutta la nostra vita.

Ecco: adesso è tutto fermo. O forse no, forse è solo un’illusione momentanea, alla fine di fermo non c’è niente, e tutta la vita in fondo è continuamente sottoposta a traumi e sbandamenti più o meno eclatanti.

Poco importa: quando tutto si ferma, riprenderò fiato e mi rimetterò in marcia.

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