Pane e veleno

ILVA - unità produttiva di Taranto

Vi è tra voi qualche uomo che, se suo figlio gli chiede del pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? (Mt 7, 9-10)

Alla fine l’umanità è una questione di abitudine.
Quando ero bambino per esempio mi hanno insegnato che non si strappano le zampe agli insetti e io mi sono fidato, mi hanno detto che è una cosa che non si fa anche se a me, tutto sommato, sembrava abbastanza divertente.

Mi hanno insegnato a non prendere a calci chi è più debole, a non tradire gli amici, a non cercare di fregare Tizio e Caio e tutta una serie di cose che, insomma, se ce la fai, “alla fine sarai un Uomo figlio mio”, ma un Uomo con la U maiuscola e tutto il resto perché alla fine quello che ti separa dalle bestie è qui (e la gente si tocca a scelta sul petto o sulla fronte) dentro di te. Giusto.

Ti abitui insomma, ti passano tutta una serie di cose a cui ti devi abituare.

Poi però sono cresciuto e mi hanno spiegato che se dici Scusa e Perfavore alla fine sei un debole, perché la società è spietata e ti strappa le zampe come se fossi tu l’insetto e in certi ambiti non bisogna avere sentimenti o pensieri che rallentino la tua azione. Giusto, più che giusto.

Allora ho capito che certe cose sono giuste sì, i prati i fiori gli animaletti i buoni sentimenti e salutare i vicini buongiorno e buonasera, e poi però c’è un mondo reale in cui sono giuste una serie di altre cose, dove ti chiedono di essere spietato e disumano e ti spiegano che i soldi o “la macroeconomia” mica hanno sentimenti.

E insomma io credo che c’è stato un momento in cui le cose hanno cominciato a confondersi, in cui qualcuno ha detto che un conto sono i valori della scuola elementare e un conto, appunto, la vita reale, e la vita reale è adesso e chissenefrega di quelli che verranno poi, che io ci ho già abbastanza da pensare per i fatti miei e, come io ho risolto i miei problemi, anche loro risolveranno i loro.

Il buon senso, l’umanità spicciola, ti dice che se tuo figlio ti chiede un pezzo di pane cosa fai? gli dai un serpente? (Tieni, stronzo, così impari a non fidarti di nessuno, neanche di tuo padre …). La risposta adesso è “dipende”: dipende, sì; “bisogna contestualizzare, bisogna vedere bene la situazione, a volte un serpente può anche essere più educativo di un pezzo di pane…”

Il problema è quando non riesci più a distinguere giusto e sbagliato, quando capisci che nel passato – perché tutti hanno paura del futuro, ma i problemi, se ci pensi bene, difficilmente vengono dal futuro: te li ritrovi già pronti dietro alle natiche, pardon!, alle spalle, dal passato – qualcuno ha fatto confusione e mescolato le carte e adesso non riesci più a ragionare tanto secondo le solite categorie.

Il caso dell’Ilva di Taranto mi sembra un segnale di questa confusione: cos’è che gli devo dare a mio figlio? Pane? Veleno? Quando ti mescolano tutte le cose alla fine sono tutte un po’ giuste e un po’ sbagliate.

E allora, Figliolo, non star tanto a sottilizzare: i tempi sono questi e se imparerai a sopravvivere allora sarai un uomo, non maiuscolo, forse, ma come tutti gli altri. Nel frattempo abituati – perché alla fine stare al mondo è una questione di abitudine e ci si può abituare a qualsiasi cosa – a mandare giù un po’ di tutto, compreso questo pane intriso di veleno.

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Una risposta a Pane e veleno

  1. Kabaré Voltaire ha detto:

    Nonostante sia un assiduo lettore di allsho, mi era sfuggito il suo post del 9 agosto che tratta del tema dell’umanità. Forse certe sensazioni sono nell’aria (e l’aria, come vedete dalla foto, non è granché…). E’ un post, con una serie di riflessioni “alte”, che vi giro volentieri, anche per farvi conoscere questo amico-blogger: http://allsho.wordpress.com/2012/08/09/sii-umano/

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