Mettere ordine

everyday matters

al mio amico Mirco, che è un uomo d’ordine.

Va bene, lo ammetto: non sono e non sarò mai una persona ordinata, ma questo non esclude che, col passare degli anni, non abbia affinato almeno i presupposti teorici per mettere in ordine.

E’ che, in effetti, ci sono vari tipi di ordine ma, bene o male, la via per ottenerli passa attraverso gli stessi passaggi.

Partirò dal più semplice che, essendo appunto il più semplice, è anche il tipo di ordine che pratico meno e quello che mi dà meno soddisfazioni: riordinare la mia scrivania.

E’ un’operazione che io svolgo con cadenza annuale, sempre fra fine agosto e i primi di settembre. La scrivania è sommersa di carte, fogli, libri vari, quaderni, bollette non pagate (appoggiate lì per ricordarmene …), scontrini, post-it con numeri di telefono anonimi, buste di plastica per fogli A4 (amo imbustare i fogli A4!), senza un criterio preciso… gli strati sulla scrivania seguono un criterio cronologico, un ordine di arrivo e io, cercando di sistemare tutto, procedo a ritroso attraverso tutto l’anno, fino ad arrivare all’ultimo momento di ordine.

Quali sono i passaggi da affrontare?

1. Creare tre mucchi: ai piedi della scrivania vengono delimitate tre zone, quella delle cose importanti, quella dei “rivedibili” e quella della “monnezza”.

Qui dobbiamo fermarci un attimo. Perché è abbastanza evidente che certe cose vanno automaticamente nel primo gruppo (libri, quaderni, bollette..), ed è pure altrettanto evidente che non è mai questo gruppo a far perdere tempo. Le cose importanti vanno a posto da sole e hanno bisogno soltanto che qualcuno le ricollochi dove devono stare. Il problema è tutto il resto … Fino a non molti anni fa l’operazione di riordino poteva durare giorni e giorni: stavo seduto ai piedi della scrivania a rileggere scontrini di consumazioni preistoriche, a ricordarmi di quei giorni, a leggere appunti estemporanei, disegnini o strofe di canzoni, pensieri e appunti sparsi … Ero un grande collezionista di me stesso, fermo nella convinzione che tutto quello che avevo prodotto fosse importante e che la posterità mi sarebbe stata grata ritrovando, un cinquantennio dopo la mia morte, bauli pieni di minuscoli foglietti che io avevo portato per mesi nei pantaloni, con appuntata una parola o un verso, il numero di telefono di Tizio, la colazione in pasticceria.

Ore e ore. Per semplificare la vita a quel ricercatore del futuro buttavo ore e ore della mia esistenza (che a quel punto risultava talmente vana da non giustificare una ricerca su di essa in futuro…). Ecco quindi il secondo passaggio:

2. Uno sguardo e via. Basta un colpo d’occhi per assegnare un qualsiasi elemento ad uno dei tre mucchi. Concordo con voi che questa è una semplificazione soltanto apparente. La velocità aumenta il dubbio. Le cose importanti restano tali ma nel dubbio, appunto, di buttare qualcosa di importante, si va ad ingrossare smisuratamente il secondo gruppo, quello dei “rivedibili”, delle cose che devono essere rilette o riviste, valutate insomma.

Questa è una terribile caratteristica del disordine, che, cioè, te lo puoi portare dietro per anni. Il mucchio dei “rivedibili” viene messo così com’è in qualche angolo della scrivania in attesa della valutazione che non arriva mai. Ci sono cose dalle quali si fatica a staccarsi, si crede che sia tutto importante per noi. Quei foglietti, quelle parole sparse, quei “pensieri perduti” (che ormai appartengono ad un altro tempo, ad un altro te) costituiscono una zavorra ineliminabile, ferma, lì, in qualche angolo di casa tua.

Ecco allora che sono arrivato al terzo criterio:

3. Il secondo mucchio non esiste. Proprio così. Il tempo ha già deciso che cos’è importante e non sarà la tua nostalgia a far tornare in vita un vecchio pensiero, o una persona a cui dovevi telefonare da anni. Mettere ordine significa, con estrema rapidità, riuscire a distinguere le cose che andranno a posto da sole, perché un posto ce l’hanno già nella tua vita. Il resto è zavorra, monnezza se vuoi, ma tant’è. Essere capaci di mettere in ordine significa abituarsi a buttare via, staccarsi dalle cose con facilità, nella consapevolezza che ciò che è importante, anche sepolto da milioni di cartacce, nella tua vita ha già una collocazione.

Ecco. Adesso mi sono dilungato troppo. Mi sarebbe piaciuto dirvi come devono essere messe in ordine le cose quando si affrontano situazioni di “creatività” (fare un disco, ad esempio) o quando abbiamo un disordine “interiore” che non riusciamo a gestire.

Mi sarebbe piaciuto – ripeto – ma, come al solito, ho perso troppo tempo con la mia scrivania …

illustrazione tratta da schunnin

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3 risposte a Mettere ordine

  1. allsho ha detto:

    Assolutamente immedesimato, attendo ora con ansia nuova e più consapevole il momento, che arriverà tra pochi giorni, in cui dovrò dedicarmi anch’io al ripristino di una parvenza d’ordine sulla scrivania. Sono giunto anch’io al punto di eliminare il secondo mucchio. Eppure, non mi sono ancora completamente rassegnato al ruolo fatale del tempo: mi è capitato, in occasioni rare ed eccezionali, di forzargli la mano, spostando qualcosa (più precisamente, qualcuno) dal cumulo del pattume in quello degli importanti, con l’impegno istantaneamente messo in opera di costringere il tempo a far spazio, per una volta, come desidero io. E’ il comportamento di chi è afflitto da sensi di colpa per peccati di omissione, ne sono convinto: se ciò non fosse, avrei lasciato al tempo la sua azione discriminatoria con tranquillità e fiducia; ma, conoscendo i miei limiti, e quelli dei miei simili, sono giunto alla conclusione che la pila di mezzo, per quanto di onerosissima gestione e rarissima utilità, e per questo non rimpianta, un senso ce l’aveva.

    • Kabaré Voltaire ha detto:

      Hai ragione… si estremizzano le situazioni, si parla di scrivanie per parlare d’altro e quel “secondo mucchio” alla fine è l’accumulo di tutti i miei dovrei / vorrei / potrei. Forse, eliminare quel limbo significa anche avere il coraggio di affrontare le cose, di spostarle nel gruppo di ciò che importa, di porsi di fronte ad una scelta ed assumersene le conseguenze. Vedi, nel mio piccolo, ad esempio, salvo sempre una canzoncina o due da quel cumulo indistinto, metto in evidenza un numero di telefono o due da richiamare: forse, se ci poniamo il problema, sappiamo quello che ci serve davvero. Grazie!

  2. pasric ha detto:

    Operazione a me impossibile, attendesi urgentemente catastrofe ambientale che sostituisca con il caos la mia incapacità decisionale.

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