Pensierini scolastici

scuola

When I think back on all the crap I learned in High School / It’s a wonder I can think at all (P.Simon, Kodachrome)

Accorrete lietamente, o fanciulli, che ormai va a ricominciare la grande messinscena scolastica. Non mi riferisco a primarie e scuole medie, laddove i piccoli inconsapevoli passano gran parte del tempo ad imparare a leggere, scrivere e far di conto, parlo invece del grande mare Superiore, la scuola scelta dai ragazzi stessi, quella nella quale pretendono di formare ciò che saranno in futuro.

Futuro? Quale futuro? In realtà trattasi di un’immensa astanteria organizzata dallo Stato. Dopo qualche anno i ragazzi capiscono il meccanismo del megaparcheggio e l’interesse viene un po’ meno: una volta, infatti, si tornava a scuola per rivedere i compagni di sventura ma ora i Social e Whatsapp ci hanno tolto anche il piacere di averli intorno realmente.

E quindi? A cosa serve, chiedo al Brufoloso, questa tua suprema perdita di tempo, per quale motivo ti sei condannato a passare tutte le tue mattine in quell’edificio?

Il sedicenne si schermisce dietro l’eccessiva durezza dell’adulto e mi ricorda che la scuola lo forma, essendo evidentemente lui informe, e lo prepara. “A cosa?” mi permetto di ribattere. “A tutto, alla vita” dice lui, come se il campionario delle cose che gli possono capitare in quei cinque anni fosse una specie di viatico per tutta l’esistenza futura. Bene, dico, la funzione della scuola è quindi quella di uno sgradevole appetizer per quanto di peggio può capitare (e capiterà) al giovane: “assaggia! sembra cioccolata e invece…

Il giovane gioca l’ultima carta – la scuola in fin dei conti una certa forma gliel’ha data, anche se si tratta di retorica e di formule abbastanza vuote – e mena la stoccata: “la scuola insegna a pensare!

Gli faccio notare che questo significa che lui non sapeva pensare prima (e quindi non si capisce perché abbia scelto quella scuola) e gli accenno soltanto a quanto può essere pericolosa un’istituzione che si prefigga di instillare un Pensiero Comune nei giovani.

Ma, se vuoi, parliamone un po’ di questo pensiero.

La scuola insegna a pensare innanzitutto a se stessi. E’ un sistema nel quale il tuo tornaconto personale, espresso in numeri, ha la precedenza su tutto il resto. I numeri ti danno potere contrattuale in famiglia e all’interno della scuola. Il numero è l’indicatore del tuo valore di studente all’uscita da quell’edificio ed è, di fatto, la moneta corrente durante tutto il quinquennio. Normale quindi che il nostro numero venga anteposto a tutto il resto e che si ragioni in termini di utilità personale.

La scuola insegna a pensare che è conveniente pensare come certe persone. Gran parte del pensiero manifestato dal giovane all’interno dell’edificio risulta originale come i discorsi delle candidate a Miss Italia: pace, fame nel mondo ma, soprattutto, coerenza di pensiero con quanto l’Adulto vuole sentirsi dire. A volte, infatti, quanto sostiene l’adulto risulta scorretto secondo altri libri o altre fonti ma la ripetizione pedissequa di quello che abbiamo udito ci garantisce comunque l’accesso ai Numeri più alti.

La scuola insegna a pensare ad altro. Dopo qualche anno nel parcheggio il fanciullo si accorge che il mondo di fuori è profondamente diverso da quello dentro alla scuola, che tutte le materie scolastiche non hanno alcuna attinenza con la realtà. Siccome gli è stato insegnato a ragionare in termini utilitaristici, egli si chiede sempre “a cosa serve” e questo diventa il metro di giudizio di ciò che studia, scegliendo – come in un buffet matrimoniale – ciò che, a suo dire, è utile, trascurando il resto. La Cultura viene quindi offerta al pargolo come se si trattasse dell’orologio d’oro del nonno: poco importa che serva a segnare il tempo, e ancora meno importa il suo valore affettivo… Il giovane si precipita a farlo valutare al bilancino del Monte dei Pegni.

Che c’è? Il sedicenne storce il naso di fronte a tanto cinismo. Lo vedo pensieroso e questo, credo, è un buon segno. Si interroga su quello che fa, cerca di trovare un Senso nella sua attività quotidiana. Bene, se è fortunato e se continua a pensarci su, il senso fra un po’ gli risulterà molto chiaro e, per una volta, non avrà niente a che vedere con logiche utilitaristiche e di tornaconto personale.

Pensa, ragazzo: come vedi, è un’attività che eri già in grado di fare. Adesso, negli anni che ti restano di scuola, grazie all’esercizio di materie apparentemente inutili, puoi fare un passo avanti, sviluppare forme diverse di pensiero e porti obiettivi più alti: cosa pensare e cosa non pensare, come pensare e come non pensare.

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Una risposta a Pensierini scolastici

  1. pasric ha detto:

    La scuola è istituzione e, come tale, insegna a conformarsi. Nulla di nuovo, tranne per il fatto che, come giustamente fai notare tu, questa consapevolezza giunge tardiva.
    Poi, con tutte le “armi di distrazione di massa” oggi esistenti, ancora di più il giovane non si cura dello stato di cavia nel quale si trova.

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