Edipo reloaded

statuetta_tebe

“Si è innocenti solo per il fatto che non si sa? Un imbecille seduto sul trono è sollevato da ogni responsabilità solo per il fatto che è un imbecille? (…) Fu allora che a Tomas tornò in mente la storia di Edipo: Edipo non sapeva di dormire con la propria madre ma, quando capì ciò che era accaduto, non si sentì innocente Non poté sopportare la vista delle sventure che aveva causato con la propria ignoranza, si cavò gli occhi e, cieco, partì da Tebe.”                                                                                                                             (M.Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Quando i giornali di Tebe diedero la notizia dell’esito dell’inchiesta, ci fu più di un abitante della Beozia che saltò sulla sedia. Dalle carte pubblicate risultava che la peste, che affliggeva ormai da un po’ di tempo la città, non fosse altro che una punizione divina per il peccato commesso dal re Edipo. E che peccato! Sembrava che il poveretto avesse ucciso accidentalmente il proprio padre – le carte stesse riportavano le attenuanti generiche: l’incontro fortuito con la carrozza che trasportava Laio, il vecchio re, e la lite all’incrocio della strada – e, nientemeno, sposato la propria madre. Quest’ultima notizia era corredata – ad aumentare, se possibile, il disgusto dei lettori – da una foto dei figli avuti dalla bizzarra coppia: due maschi e due femmine.

Il re tuttavia conservò la calma e non diede le dimissioni. Dimostrò  invece notevole abilità dialettica – la stessa che gli aveva permesso, parvenu fra la nobiltà tebana, di essere acclamato dal popolo come re e di sposare la regina – e mise a tacere la vicenda con un convincente comunicato stampa di questo tenore:

“Popolo Tebano!

Ancora una volta si tenta di minare il mio ruolo e la mia autorità politica con un’inchiesta nata e diffusa sui giornali, evidentemente orchestrati ad arte per screditarmi. In primo luogo, il reato di omicidio – oltre ad essere risultato fortuito e del tutto accidentale (un banale incidente stradale in cui io venivo da destra) – risulta ampiamente prescritto grazie ad un provvedimento approvato dal Senato tebano giusto la settimana scorsa. Quanto alla regina… Credo che le reazioni montate contro il sottoscritto siano frutto soprattutto di invidia! Invidia, proprio così! Ho visto i volti dei cittadini durante le ultime feste di Dioniso, quando la regina ha deciso di sfilare in costume da bagno per voi! Per voi! Ho visto i sorrisetti complici che si scambiavano quegli stessi che oggi mi accusano… Quanti fra voi – dite la verita – vorrebbero invece essere al mio posto?

Che poi la peste sia da ricollegare direttamente alla mia condotta, è ancora tutto da dimostrare! Come sappiamo questo genere di patologie provengono perlopiù dall’estero e vengono importate qui da noi: le cause non vanno ricercate fra di noi, ma nella situazione internazionale che ha determinato il diffondersi del male.

Che rapporto potrà mai esserci poi fra la mia condotta privata e la situazione della città? L’invidia, ancora una volta, ha spinto i giornali a pubblicare le foto delle mie feste in cui, rievocando occasionalmente l’episodio di Circe nell’Odissea, mi ero travestito da maiale.

Vi invito quindi a resistere e a non considerare le accuse che mi vengono rivolte: per dimenticare tutto l’accaduto ho deciso di organizzare una serata musicale a mie spese in cui vi allieterò con canzoni da me stesso composte nelle pause di governo, accompagnato dal mio ormai celeberrimo Complesso.

State sereni e imparate a contestualizzare le notizie. Io sono stato scelto da voi per acclamazione e sono l’orgoglioso rappresentante di questo popolo di Beoti: fra qualche anno tutto questo episodio sarà dimenticato. Cerchiamo quindi di non farne una tragedia!”

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