Gli occhi dei bambini

cucu

Uno dei maggiori divertimenti per chi si trova ad interagire con un bambino piccolo è il gioco del cucù. Per i pochi che non ne avessero mai fatto esperienza, spieghiamo che con “gioco del cucù” intendiamo la pratica ripetitiva, da parte dell’adulto, di coprirsi il volto con le mani e riaprirle all’improvviso esclamando “cucù!”.

Solitamente il bimbo esplode in grandi risate, ma questa reazione, contrariamente a quanto pensano i più, non è determinata dall’espressione da cretino che il più delle volte l’adulto assume in quell’occasione.

Per spiegare meglio questa cosa, facciamo un piccolo passo indietro. Se chiedete ad un bimbo molto piccolo di nascondersi da un adulto, lui semplicemente si coprirà gli occhi con le mani. Coprendosi gli occhi, il bimbo diventa invisibile.

Allo stesso modo, secondo alcuni studiosi dell’Università di Cambridge – i quali, per quanto questo possa risultare un uso inappropriato dei fondi pubblici britannici, hanno condotto una ricerca sul famoso giochetto – i bambini semplicemente non vedono gli adulti che si coprono gli occhi. Per capirci meglio: chiunque si copra gli occhi diventa invisibile.

La sorpresa del gioco del cucù è quindi determinata dal fatto che, dal punto di vista del bambino, l’adulto scompare e riappare.

Non crediate però che i bambini siano stupidi. Sanno benissimo che l’adulto è ancora lì nella stanza con loro, solo che per loro è invisibile perché non stabiliscono un contatto con lo sguardo; in altre parole: non vedono quello che conta, quello che veramente interessa a loro.

Ho letto e riletto questa notizia e ho pensato a quante persone guardo veramente negli occhi. Ho pensato a come, virtualmente s’intende, ognuno di noi giri fra gli altri con le mani sugli occhi, senza far vedere cosa conta davvero, senza dare accesso ad altri a quel luogo inviolabile che sono i nostri occhi. Siamo uomini invisibili che evitano gli sguardi degli altri, uomini che non vogliono farsi vedere per quello che sono e amano i fraintendimenti. Fortunatamente però, ci sono i bambini a ricordarci che non sempre l’essenziale è invisibile agli occhi, anzi, a ben vedere, è proprio lì, negli occhi dico.

Ho pensato anche alla fortuna che ho di potermi fermare ogni tanto e guardare a fondo negli occhi delle mie figlie. I bimbi, a differenza degli adulti, sostengono lo sguardo e ti guardano dritto: allora, se hai un po’ di pazienza, puoi vedere riflessa nelle loro pupille trasparenti la tua vera faccia. Quella che nessuno vede davvero.

Cucù!

Quisiera que mis ojos fueran duros y fríos,
y que hirieran muy hondo dentro del corazón,
que no expresaran nada de mis sueños vacíos
ni de esperanza, ni de ilusión.

Pablo Neruda, Mis ojos

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