Il silenzio di Novembre

Lago Ballano

E alla fine sta passando anche questo novembre, il mese più discreto fra tutti: un cielo bianco bianco che sembra vada riempito con uno sforzo maggiore di immaginazione, con uno slancio della fantasia che compensi la pigrizia della natura. O forse è meglio lasciare tutto così, con la nebbia a sfumare i contorni e gli spigoli, che tutto sembri, almeno da lontano, fare meno male.

E’ un mese interlocutorio novembre: si lascia un po’ del vecchio, come fossero foglie ingiallite, e persino gli alberi devono trovare il coraggio di starsene nudi per un bel po’ di tempo.

Contrariamente a tutto questo, è stato un mese di manifestazioni: lacrimogeni e mazzate (pare) equamente ripartite, torti e ragioni da dividere nelle apposite trasmissioni di approfondimento e un malessere diffuso, quella sensazione sgradevole data dal fatto che, comunque siano andate le cose, a ricevere legnate c’erano dei ragazzi (e non è mai bello rispondere a legnate a ragazzi che reclamano i loro diritti).

Ragazzi coperti dai caschi, si dirà, ché la vigliaccheria è all’ordine del giorno. Sacrosanto: ma che dire allora di un ragazzo che si presenta in pantaloni rosa e smalto sulle unghie? Un bersaglio troppo facile? Meglio il casco e l’anonimato senz’altro, se poi l’individualità di chi non si attiene alle norme della massa viene schiacciata da grandi e piccoli soprusi.

Ma è la massa che decide e che comunque viene invocata come grande motore della democrazia. Il mese si chiude con la mobilitazione (di massa, ça va sans dire…) delle primarie. E’ un momento bello, dico sul serio: ma poi penso alla logica del prevalere, che in Italia include sempre anche l’atto di prevaricare. Quanti dei votanti accetteranno democraticamente di essere rappresentati anche da chi non hanno scelto? Prevarrà la tifoseria? Il vincitore si renderà conto di essere il rappresentante di tutti i votanti e di avere la responsabilità di portare avanti istanze non solo della sua parte, ma anche degli sconfitti?

Sono tutti pensieri slegati forse, concordo con voi … Eppure penso a questa stagione, alla sua capacità nebbiosa di attutire e sfumare le cose, a come in qualche modo potrebbe favorire maggiormente l’attenzione e l’ascolto. Già, l’ascolto: se avessimo la capacità di sentire veramente le parole degli altri forse i dibattiti sarebbero veramente dibattiti, perché il vincitore dovrebbe tenere conto di quello che ha sentito e sfumare di più le sue posizioni. Forse riusciremmo ad abbandonare i nostri pregiudizi, se invece di affidarci al colore dei vestiti o delle unghie, ci concentrassimo sulle parole. E, forse, quelle stesse parole urlate da una generazione che si definisce “senza futuro”, rimbomberebbero non solo nelle piazze, ma nella testa e nel cuore di chi può trovare una soluzione.

Forse questa stagione “interlocutoria” potrebbe non essere così inutile dopotutto, se ci insegnasse ad avere il coraggio di potare quello che è inessenziale per concentrarci sulle prossime foglie, se ci insegnasse ad apprezzare questo silenzio per abituarci di più ad ascoltare, o a fare più attenzione, anche in mezzo a questa nebbia, per vedere le cose per quello che sono.

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3 risposte a Il silenzio di Novembre

  1. allsho ha detto:

    Stavo giusto pensando anch’io, questa mattina, guardando oltre la piccola siepe che è la balaustra in cemento del balcone, alla presente stagione, a quanto è viva e calda. Sì, pensavo a questa temperatura che non si sposta dai dieci gradi, come se volesse tenerci in un bagno di coltura, con la “o”, per darci la possibilità di incubare pensieri, sensazioni. Una sorta di gucciniano scirocco, ma meno invadente, che rende davvero libero l’uso dell’umanità nel pubblico privato delle nostre vite, in mezzo a mazzate a destra e a manca, e al silenzio fuori dalle balaustre di cemento dei nostri balconi. Grazie.

  2. Pingback: Il penultimo giorno « allsho's blog

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