Il solito posto

E alla fine poi ci siamo ritrovati esattamente dove pensavamo. Non servono forse a questo i luoghi comuni? E, da questo punto di vista, esistono luoghi più comuni del Natale?

Fra queste persone che girano con l’aria inebetita come se respirassero etere e si specchiano sorridenti nelle vetrine con il sottofondo di bublé o mariahcarey, e gli altri invece vittima della dispepsia pre-natalizia, convinti che tutto questo non sia altro che ricoprire di carta da regalo lo stesso identico schifo di tutti gli altri giorni, ecco, fra tutti questi, dicevo, ci siamo anche noi, come tutti gli altri anni.

E ci accorgiamo allora che i luoghi restano gli stessi e siamo noi leggermente cambiati, cambia la nostra percezione dei luoghi come quando, per dire, ti ritrovi nell’asilo che hai frequentato da bambino e tutto è ridicolmente piccolo e brutto.

Anche il Natale è un po’ così, sai? Cerchi e ricerchi quell’illusione che fino ad una certa età era così evidente e… niente, tutto è più piccolo e brutto.

Lamentarsi di questo però significa non aver capito a cosa servono i luoghi comuni. Ritrovarsi sempre nel solito posto serve a sottolineare quanto tu sia diverso.

Tutta questa malinconia natalizia o – come la chiama qualcuno – “tradizione” è proprio il tentativo di ricreare qualcosa di identico, perché noi identici non li siamo mai. Attorno alla tavola qualcuno manca, qualcuno è lontano, qualcuno non tornerà più.

E se vuoi ti puoi concentrare su tutto quello che si è perso o rotto o, semplicemente, hai lasciato dietro di te come i gusci polverizzati delle noccioline sulla tovaglia rossa. Oppure, puoi guardarti attorno, in questo solito posto che cerca di essere sempre uguale a se stesso, e, per contrasto, capire come sei cambiato.

Il mio Natale allora è un po’ così: come lo stipite della porta in casa di mia nonna, dove lei incideva con le forbici da cucito la mia altezza e ora, guardando i segni sul legno sotto l’altezza dei miei occhi, capisco quanto tempo è passato e cosa posso guardare adesso.

E ogni gesto e ogni cosa che faccio, ogni vuoto o ogni assenza, viene riempito, come in un gioco di scatole cinesi, da tutto quello che c’è stato. Rivedo la frenesia di mio padre, convinto di poter fare i regali per tutti nelle ultime due ore di apertura dei negozi il 24 dicembre, rivedo la stufa di mia nonna paterna, con le pentole rosse per la cena della vigilia, vedo la cucina ghiacciata di mia nonna materna che, per friggere merluzzo e cavolo, stava tre ore con la finestra aperta per far uscire la puzza…

… poi vedo te. Vedo la nostra cucina e le nostre pentole, vedo una tavola apparecchiata diversamente e pietanze che non assomigliano a quelle che mangiavo da bambino. Vedo mia figlia che scarta i regali che ho comprato con la stessa frenesia di mio padre, vedo mia madre che prova a fare lo stesso fritto di mia nonna perché lei non ci riesce più.

Però non c’è nostalgia o dolore. E’ normale che le cose cambino ma dentro ognuna delle cose nuove ci sono anche quelle vecchie. E’ a questo che servono i luoghi comuni, come ti dicevo: a ritrovarci qui, tutti insieme, al solito posto, tutti un po’ diversi dall’anno precedente ma tutti abituali frequentatori di questo posto.

Il mio Natale è come tutti gli altri Natali, nel bene e nel male… posso contare quello che manca oppure – e quest’anno ho deciso di fare così – contare quello che c’è, quello che mi aspetta nel solito posto e quello di cui mi ricorderò anche quando non ci sarà più.

Apprezzerò che anche quest’anno sei qui, con me, nel solito posto, a condividere la solita festa e, soprattutto, l’estenuante normalità: a leggere ancora queste quattro parole appiccicate nel solito post che non riescono mai ad esprimere fino in fondo il sollievo di ritrovarti sempre qui.

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Una risposta a Il solito posto

  1. Daniela de Matteis ha detto:

    ………………la cucina, le pentole di tutti i giorni, la tavola apparecchiata…………e poi l’altra metà del cielo……………..le piccole cose………….le cose semplici………….null’altro per vivere sereni e in armonia col mondo……………..amare ed apprezzare ciò che si ha, chiedendo: permesso, dicendo scusa e ringraziando…………non serve chiedere se la felicità esiste davvero, perchè la risposta è dentro di noi, è intorno a noi, è tutta nella quotidiana normalità…………………………

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