Maschere

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Se non altro, la lungimiranza della nostra classe politica ha fatto sì che quest’anno coincidessero i tre grandi eventi del Carnevale, la kermesse canora di Sanremo e la tradizionale sfilata dei carri delle Elezioni.

Ho come la sensazione che un evento non c’entri nulla con gli altri due: il Festival di Sanremo, infatti, con i suoi 27 cambi d’abito a serata, è una manifestazione decisamente più sobria e contenuta rispetto a Carnevale ed Elezioni.

Non vi preoccupate: faccio solo chiacchiere di carnevale e non ho davvero intenzione di propinarvi ulteriore qualunquismo rispetto a quello che già siamo obbligati a sorbirci dallo schermo televisivo. Solo, faccio parte di quel 70% della popolazione che, secondo un recente sondaggio, voterebbe domani pur di farla finita con questa campagna elettorale. (Tra parentesi specifichiamo che “domani” significa solo il giorno successivo rispetto alla domanda “quando vorresti votare?” e che io ho risposto “domani” circa tre settimane fa…).

Già, perché quest’anno – complice il tempo estremamente ristretto (!) che precedeva le consultazioni elettorali – la nostra classe politica ha dovuto dare il meglio di sé in un paio di mesi, esaurendo il repertorio in modo insostenibile rispetto alle capacità di assorbimento del pubblico.

Così, dalle abolizioni di tasse all’attraversamento del Mar Rosso, ci è toccato sentire più o meno tutto e in toni sempre più aspri, salvo poi rettifiche o precisazioni accompagnate dall’espressione: “be’… si dice così perché siamo in campagna elettorale… però…”.

Però, però… La prima regola del Carnevale è che non si sospende la finzione. Perché il trucco riesca è necessaria la sospensione dell’incredulità da parte del pubblico: non devi chiedere mai chi c’è sotto la maschera. Molti dei giornalisti italiani, che conoscono benissimo queste convenzioni carnascialesche, evitano, appunto, di fare domande, di mostrare che il re è nudo, di chiedere a Don Diego de la Vega se in realtà è il solito ragionier Fiaschetti che conoscevamo fino al giorno prima.

Mi piacerebbe sapere se può funzionare anche per le persone comuni quello che avviene per i politici, cioè se, con una mascherina e un po’ di trucco nuovo, si possa effettivamente sembrare un altro.

Ecco, per far capire a tutti che io ho capito come funziona tutto, metterò in atto la mia singolarissima protesta: andrò in giro vestito da Zorro finché non sarà finita l’enorme sfilata elettorale. Al lavoro, nei luoghi pubblici, con il travestimento a cui sono più affezionato, cercherò di darmi un tono, esattamente come gli stessi impresentabili che, resi candidi dalle nuove maschere, si ripresentano ora a chiedermi consenso.

Sarà una grande soddisfazione, quando qualcuno eventualmente mi farà notare i tratti infantili del mio comportamento, quando qualche amico mi richiamerà alla mia coscienza di cittadino, quando si ripeteranno gli appelli alla responsabilità nazionale, rispondere con le stesse sottili argomentazioni che ho sentito in televisione in questi giorni.

Gli inciderò una “zeta” sul didietro e urlerò: “Non mi avrai, maledetto Sergente Garcia!!”

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