Resistenze

Piccolo Partigiano

Ogni anno mi chiedo se questa festa del 25 aprile resiste.

Alla fine dei conti, poi, la resistenza è una forma di ostinazione e non è detto che sia un fatto positivo. I tempi che stiamo vivendo richiedono sempre maggiore flessibilità, duttilità e capacità di adattamento mentre è evidente che la resistenza prevede una certa rigidità.

Nel corso degli anni, ad esempio, ci sono stati tanti piccoli spostamenti, tante piccole fratture nella nostra rigida resistenza. Si comincia dicendo che occorre superare la contrapposizione ideologica, si prosegue ragionando che se un repubblichino spara e un partigiano spara, allora sono fondamentalmente uguali, e si finisce sottolineando che, in fin dei conti, il fascismo ha avuto anche degli aspetti positivi, soprattutto per quelli che viaggiavano in treno o avevano dei problemi di stitichezza.

Se queste cose nel tempo mi hanno un po’ irritato, è solo un’ulteriore riprova della mia rigidità, della mia resistenza di fronte al nuovo.

Consapevole del mio modo superato di pensare ho assistito all’elezione del presidente della Repubblica. Non so voi, ma io ho come avuto la sensazione che ci fosse una certa resistenza da parte di certi vecchi apparati, di certe vecchie facce… ho avuto l’impressione fortissima di un deja-vù e mi sono convinto che, sì, la resistenza è una cosa negativa.

Forse sono io che continuo ad avere preconcetti ma mi rendo conto che non è così facile abbandonare le vecchie resistenze. Ad esempio, adesso mi dicono che vogliono rimettere la Gelmini all’Istruzione. Io lì per lì resisto ma poi mi convinco che, come ad ogni buon sicario, bisogna darle la possibilità di finire quello che ha cominciato. Poi sento parlare di Brunetta all’Economia… Non ho mai sopportato le sue sparate ma qui mi soccorre il ragionamento che il partigiano spara, il repubblichino spara, Brunetta spara e quindi va tutto bene….

Va tutto bene. Va tutto bene. Va tutto bene finché non sento ventilare Schifani alla Giustizia… e poi vedo la nuova fashion designer Alessandra Mussolini (che insiste a chiedere rispetto per il nonno)…

Lì per lì certe cose mi urtano ma poi penso che per me personalmente non cambia niente: forse sono altre le cose che contano.

E allora mi rendo conto che su certe cose sei disposto a trattare, su altre invece no, che certe cose sono trascurabili e inessenziali, altre invece sono fondamentali perché, se rinunci a quelle, allora perdono senso anche tutte le altre.

Mi rendo conto che nel tempo sono diventato un campione di resistenza passiva. Vedo un sacco di cose che non riesco a digerire e tutto quello che faccio è aumentare la mia dose di antiacidi e antiulcera. Su un sacco di cose ho imparato a cedere e forse negli anni ho talmente confuso le cose che non so più quali sono quelle essenziali.

Forse il 25 aprile serve a celebrare un coraggio che noi non abbiamo più: il coraggio di decidere che cosa è vitale e di non cedere su quei punti; il coraggio di lottare per piccole cose fondamentali: la libertà, il diritto di parola o opinione … Ecco: vorrei che questo coraggio resistesse, vorrei riuscire a passare ai miei figli un po’ di sana ostinazione su alcune cose: non tutto è trattabile sempre, per alcune cose bisogna fare un po’ di Resistenza.

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