Le tasche vuote

rotelle di liquiriziaQuand’ero bambino non mi piacevano le liquirizie.

Mia mamma, prima di portarmi all’asilo, mi metteva seduto sul tavolo della cucina, mi sistemava i bottoni del grembiulino, mi pettinava con la riga da una parte, e mi riempiva le tasche di liquirizie gommose. Io, poi, all’asilo, un po’ le regalavo, un po’ le tiravo nei denti ai miei nemici. Comunque sia, il giorno dopo si ripeteva il rituale: mia mamma diceva: “le hai mangiate tutte, eh?” sorrideva e me ne metteva altre in tasca.

Non ho mai visto mia madre comprare le liquirizie, né so dove le tenesse; semplicemente, al mattino me le metteva in tasca e io le accettavo – ne aveva una specie di scorta inesauribile, secondo me – consapevole che la maggior parte le avrei scagliate via per il cortile dell’asilo.

Crescendo, non erano più liquirizie ma magari attenzioni o consigli o carezze o abbracci. Tutto ho preso, perché tutto era inesauribile, e tutto ho scagliato via, regalato, girato ad altri come non avesse nessuna importanza.

Tanto una scorta c’è sempre. E lo so perché è capitato, e più di una volta, di essere svegliato da un dolore acuto, di trovarmi in un letto d’ospedale, di non riuscire a chiudere gli occhi sul troppo male, sui sogni del giorno e della notte, e trovare solo un “mamma!” strozzato da pronunciare al buio.

E’ un tormento senza fine. Non il mio: il tuo, intendo. Quello di stare lì a rispondere sempre, a carezzare una testa piena di mali e pensieri e incubi troppo lunghi da spiegare. Questo tormento – ed è una scelta tua – non avrà mai fine, perché ogni mia cicatrice ti fa ancora soffrire e ogni mio viaggio ti preoccupa.

Io non penso più a queste cose: sono grande ormai e sei scema tu che ti preoccupi o che resti sveglia o vuoi avere notizie. Io faccio la mia vita ed è un tuo problema se stai male per ogni cosa che mi capita, se continui a dire che i figli comunque sono sempre figli, se continui a voler dare quello che non ti chiedo più.

A volte però capita che mi ritrovo al buio, da solo. Capita che la testa sia più pesante del solito e una carezza potrebbe alleggerirla.

A volte penso a tutto l’amore dissipato e mi guardo le tasche vuote.

“Le hai mangiate tutte, eh?” Sì, le ho mangiate tutte: tanto so che hai sempre tutte le liquirizie che mi servono.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Le tasche vuote

  1. Emanuele ha detto:

    bello, davvero. Mi ha dato i brividi.

  2. Fanto ha detto:

    Che dire… commovente. Grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...