Margherita e il buio

buio

a Margherita Hack

Quando ero piccola mi hanno insegnato a non avere paura del buio.

“Tienimi la mano” – diceva mio padre e per quanto la notte fosse scura, non ne sono mai stata spaventata.

“Guarda, guarda là” – diceva, puntando il dito verso un angolo di cielo più buio degli altri. Allora succedeva una cosa strana: più fissavo il buio più gli occhi si abituavano e scorgevano in quel panno nero della notte tanti piccoli forellini di luce.

“Ma è pieno di stelle!” – dicevo, e mi sforzavo di guardare dove c’era più buio per vedere quante erano.

Non ho mai capito perché i miei amici avessero tanta paura dell’oscurità: mi parlavano di mostri e creature misteriose ma io lo sapevo benissimo quello che succedeva. La gente è abituata a vedere qualcosa e allora si sforza di vedere, non lascia abituare gli occhi. Gli occhi a quel punto fanno strani scherzi e ci sembra di vedere delle cose misteriose. Io ho sempre guardato il buio per quello che era e, se avevo un po’ di pazienza, riuscivo a vedere le stelle più nascoste.

Vaglielo a spiegare tu all’altra gente!

Sembrava che facessero apposta a fare buio per poi dire: “state attenti! che nel buio c’è questo e quest’altro…!” Gli occhi poi funzionano come dicevo prima e la gente si beve tutto e vede quello che vuoi che veda. Allora il buio si riempie di paure e non è più uno strumento per vedere la luce.

Guardate con calma, osservate: è solo buio. Se state attenti ci sono stelle lontanissime: vi dicono quanto siete piccoli, quanto le vostre paure siano come quelle dei bambini. Non c’è bisogno di nessuno che vi tenga la mano: c’è solo il cielo sopra di voi. Abbiate il coraggio di stare dritti e di guardare le cose per quello che sono.

Adesso i dottori dicono che sto morendo.

Ancora una volta mi ritrovo a guardare il buio, solo che questa volta è il buio più buio di tutti. A guardare bene, non c’è neanche una stella qui. Niente di niente.

Non mi dà fastidio però: ho pensato che forse in questo buio la stella sono io. Una stella piccolissima e lontanissima come un cerino acceso a luna nuova. E penso che magari qualcuno mi sta vedendo, sta vedendo la mia luce e sta un po’ meglio.

Adesso c’è qualcuno che mi sta tenendo la mano e a me viene da sorridere e vorrei dirgli che davvero, davvero!, non è necessario: quando ero piccola mi hanno insegnato a non avere paura del buio.

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