Racchettoni

racchettoni

In spiaggia ragazzi giocano con i racchettoni.

Se avete visto il film L’attimo fuggente, riconoscerete nel racchettone lo strumento che il preside dell’istituto utilizzava per pataccare il deretano dei redivivi poeti estinti. In effetti, non è che la funzione sia cambiata di molto, ché il racchettone – inavvertitamente, of course – patacca il sedere di ignari passeggiatori del bagnasciuga: vecchie con l’elefantiasi, signori col berretto e gli auricolari, bambini con la stazza di piccoli lamantini.

Poco più in là, un ragazzo con gli occhiali fluo fissa il mare sdraiato sul lettino. La sua espressione concentrata è il frutto dello sforzo sovrumano di tenere in dentro la pancia per tutto il giorno. China su di lui, una ragazza col costume fluo ne scruta la pelle bronzea. Finalmente, scorge un brufolo sul petto depilato e, con la concentrazione di un’operazione a cuore aperto, si accinge a capitozzarlo: come diceva il poeta, “forse non lo sai ma pure questo è amore”.

Alle 11 c’è zumba fitness in acqua: l’istruttore balla forsennatamente sulla spiaggia mentre, con l’acqua ai polpacci, bagnanti di tutte le età cercano di imitarlo: i più anziani non ce la fanno e le loro carcasse, portate al largo dai marosi, cibano i grassi gabbiani che popolano gli scogli.

La spiaggia è un ecosistema perfetto, un mondo a parte dove non valgono le regole consuete.

Io sono quello nell’ombrellone di fianco al vostro, quello che non molla il cellulare un attimo: in realtà sto solo cercando di scrivere questo post in tempo per la scadenza e di darmi un tono. Anche quest’anno infatti non ho passato la prova costume e la riparazione a settembre sarà comunque fuori tempo massimo. La spiaggia in fondo è il luogo dove naufragano tutti i miei buoni propositi, quei “dovrei correre, fare cinque flessioni e cinque piegamenti al giorno” ripetuti per nove mesi… Forse è per questo che fingo di essere morto sul lettino: nessuno si metterebbe a criticare la forma fisica di un cadavere, sarebbe di pessimo gusto. Sono in molti come me ad adottare la stessa tecnica, la gente crede erroneamente che ci stiamo abbronzando ma quello è solo un effetto collaterale.

Comunque, steso qui riesco a non pensare a niente: niente affari kazaki, niente figure di merda internazionali come il rimpatrio di Lady, niente Calderoli, niente di niente. Ho praticamente raggiunto il vuoto mentale zen: il passo ulteriore sarà raggiungere il livello di Alfano.

Eppure la spiaggia in fondo è un minimondo che forse rispecchia la realtà là fuori: c’è un gruppo di ragazzini che giocano a beach volley e uno, più basso e stronzo degli altri, che continua a rompere le scatole. “Perché non lo cacciano?” mi chiedo. Ma poi capisco che è il padrone del pallone e che ormai, in politica e nella vita reale, l’abbiamo capito tutti che non puoi mai liberarti del tutto del padrone del pallone.

Comunque adesso non voglio farmi questi problemi: le domande vere qui sono altre. Per esempio: come sopravvive il venditore di cocco? Quante persone avete visto comprare cocco? Durante l’inverno che fa? Vende pompelmi?

La spiaggia non c’entra nulla con la vita di tutti i giorni, è davvero una terra di nessuno: qui sento solo gli schiaffi delle onde sulla spiaggia e dei racchettoni sulle chiappe dei passanti.

Poco più in là – incrostato dalla salsedine – un cartello recita: “Sulla spiaggia è proibito il gioco dei racchettoni”.

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