Emozioni tecnologiche

il pacco!

La vita di noi uomini è fortemente condizionata dal quel coso duro, caldo e ingombrante che portiamo nei pantaloni.

Ovviamente, mi sto riferendo al nostro amato smartphone (l’avevate capito a “ingombrante”…) che, se ci troviamo in consessi esclusivamente maschili, a volte osiamo addirittura chiamare device.

[Se chiami il tuo telefonino device in presenza di donne, esse ti guardano subito dall’alto in basso, con lo sguardo biasimevole di chi ti sta sbirciando nelle mutande e misura la piccolezza del tuo essere, e tu non puoi fare altro che abbozzare, mentire dicendo che hai parenti anglofoni, che ti hanno costretto a chiamarlo così e bugie del genere. Oppure, ed è la soluzione che consiglio, se ti scappa la parole device, devi subito compensare con qualcosa di iperfemminile e dire ad alta voce “Ridge Forrester!” oppure “Carrie Bradshaw!” per distogliere da te quello sguardo di donna. Nelle righe che seguono – per consentire la lettura anche ad un pubblico femminile – ogni patetico termine ipertecnologico amato dagli uomini sarà compensato da un riferimento all’immaginario dell’altra metà del cielo, che comparirà fra parentesi in corsivo]

Da circa una ventina di giorni porto in tasca un nuovo device (lip gloss glitterato). E’ una forte emozione portare a casa la scatola nuova, rompere i sigilli dell’imballo, mettere in carica la macchinetta e accenderla per la prima volta. Forse è poca cosa in effetti ma – ho pensato – è una nuova forma di emozione dell’uomo moderno, una specie di piccola euforia tecnologica.

Poi ho fatto la conoscenza del nuovo sistema operativo (nail art), del touch screen (Meredith Grey), della rapidità di risposta alle mie richieste… Ed ecco che subentra, sottile, una piccola frustrazione tecnologica: il telefono non solo è lento ma sembra, spesso, non capire un cacchio. Se pronunci il comando vocale “Chiama Gino”, lui ti cerca su internet decine di ricette a base di formaggino; lo schermo procede a scatti e dopo un po’ si blocca… A questo punto passi nella fase della vera e propria rabbia tecnologica: come si fa ad intervenire su uno schermo touch se non risponde ai comandi? Il mio modo di pensare è ancora troppo analogico e mi rendo conto che – visto da fuori – sto continuando a solleticare con l’indice la pancia del cellulare senza che lui dia segno di vita.

Opto per un hard reset (Ricky Martin è etero) con una complicata combinazione dei tasti fisici trovata su internet: niente da fare, il device (Clio Make up) non dà segno di vita.
Mi decido finalmente a riportarlo al negozio dove trovo conferma di tutti i miei dubbi: niente paura, mi dicono, è guasto! E’ una specie di sollievo tecnologico quello che provo. In fin dei conti, c’è sempre un senso di inadeguatezza nei confronti del telefonino: tu non riesci a capirlo fino in fondo, lui – in qualche modo – ti è superiore e potresti essere tu, non lui, a sbagliare tutto. Sapere che è guasto mi conforta: non ero sbagliato io, era lui… E’ un po’ come quando vieni a sapere che la tua ex ha scelto di dedicarsi alla vita claustrale.

Nuovo telefono, nuovo imballo, nuova piccola euforia. “Mi scusi – chiedo al commesso – ma quindi anche la batteria era guasta? Mi pareva che durasse pochissimo…” No, nient’affatto, tutto regolare: la batteria del device ha una durata di quasi un giorno e mezzo in modalità “fermacarte”, ossia, a schermo spento, appoggiato su una pila di fogli per tenerli fermi. D’altra parte – mi chiede il commesso – cosa pretende? Ha un superschermo a colori, le foto cangianti nella schermata di blocco, lo sfondo animato con i pesci tropicali… (Johnny Depp ha lasciato Vanessa Paradis). Certo, certo: tutto vero. Eppure mi sembra che, passata la meraviglia iniziale, la soddisfazione di vedere i pesci virtuali boccheggiare dietro le icone delle mie nuove applicazioni, subentri una specie di abitudine, che è un misto di apprensione e smorzato affetto per quel giochino delicatissimo e precario, effimero come tutte le passioni, che sarà sempre con te grazie ai vincoli contrattuali di cui sei vittima.

A volte, rare volte però, funziona tutto per il verso giusto. Dici “Chiama Gino” e un secondo dopo parte la chiamata, vuoi condividere un documento e lo fai senza problemi, la schermata scorre liscia liscia elencando con piacere i tuoi impegni, le mail ricevute, ricordandoti gli appuntamenti… è una piccola, piccolissima, felicità tecnologica ed è paradossale che sia proprio il telefonino ad insegnarmi che questa brevissima emozione non è nient’altro che la normalità, quando cioè le cose fanno semplicemente quello che devono fare. Il mio telefonino, appoggiato a tenere fermi i documenti della mia scrivania, è riuscito ad insegnarmi questo: il segreto della felicità è la normalità, quando ti accorgi che quello che ti circonda non aggiunge problemi inutili alla tua vita.

Soddisfatto, scorro il dito sullo schermo. Sono le 10 del mattino: la batteria indica il 65%.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Emozioni tecnologiche

  1. Elios ha detto:

    Caro Amico,
    apprendo con piacere che hai un nuovo device (chi cappero è Meredith Grey?)*, ma allora perchè non fai anche trentuno e ti installi Whatsapp (chatouche)?
    Baci&abbracci da Elios, Vix e MiniVix ^_^
    *Come sono maschiaccia, eh? E pensa che in testa ho ancora solo dei banali colpi di luce…

    • Kabaré Voltaire ha detto:

      Il discorso è molto complicato, cara Elios, e si sposta dall’hardware al social, ambito per il quale ho una naturale ritrosia da anziano… Per esempio, se in condizioni normali invio circa 80 sms degli 800 che potrei inviare, perché dovrei tempestare di messaggi i miei contatti di Whatsapp? La risposta è: “perché saresti su Whatsapp”. Se in condizioni normali ricevo gli auguri di compleanno da te e, più o meno, altre 5 persone carissime, perché dovrei riceverne decine dai miei amici di Facebook? Risposta: “perché saresti su Facebook”. In altre parole, ogni gioco ha le sue regole: non mi dispiacciono gli aspetti giocosi del social ma continuo a preferire i giochi quando durano poco…
      (Whoa! Per neutralizzare tutto ‘sto pippone non bastano 8 serie di Grey’s Anatomy…! Baci&Abbracci&Shatush a tutti voi!!)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...