Le regole del reality

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Se sei dentro al reality devi sapere le regole, perché le regole sono lo strumento di sopravvivenza all’interno del reality.

Innanzitutto devi avere l’umiltà, perché l’umiltà è la prima cosa. Di solito l’umiltà te la insegnano persone che hanno delle corone tatuate sulla schiena o che possono permettersi di vestirsi come paggi del ‘700 perché, comunque, sono dei grandissimi artisti. E poco importa poi che l’ultimo loro disco decente risalga ad una decina d’anni fa o che ormai abbiano la voce arrochita da abuso di alcool e droghe. Se la pensi così è segno che non hai l’umiltà e quindi, comunque, sei fuori.

Se però eccedi nell’umiltà allora va a finire che non hai personalità. E quindi non spicchi. Ricordati però che se spicchi troppo vai a finire nella regola dell’umiltà. Quindi spicca, ma con moderazione. Giusto il naso fuori, per intenderci: respiri e non dai troppo nell’occhio. Fai dei bei respiri profondi senza fare troppo rumore. Se spicchi troppo, tutta la testa o anche le spalle, allora sei fuori.

Poi devi arrivare. Intanto devi arrivare lì a farti sentire, ovviamente. Poi devi arrivare al pubblico, alla sua pancia, perché il pubblico è il quinto giudice e, comunque, quello supremo. Se quindi incontri i gusti del pubblico e lo colpisci, ovviamente senza eccedere in personalità e con tantissima umiltà, allora è praticamente quasi fatta. Il concetto è quello della volontà popolare, anche con tutte le sue distorsioni: “mangiate merda – diceva un vecchio slogan – milioni di mosche non possono sbagliare!”. Quello che stai facendo non ti piace? E chi sei tu per contraddire il pubblico? Se sei una persona qualunque, significa che fai parte del pubblico e quindi non può non piacerti quello che piace al pubblico. Altrimenti – lo sai – sei fuori.

Ci sarebbe anche la professionalità ma, detto fra noi, è l’ultima cosa. La professionalità non si vede tanto. Quando ti dicono che la tua qualità positiva è la professionalità, puoi cominciare a temere che stiano cercando di cacciarti dal reality.

Per fortuna poi c’è anche la tua voce. E per fortuna lì, non ci sono palle. Se sai cantare, sai cantare. Se la tua musica vuole dire qualcosa, alla fine, magari senza il consenso di tutte tutte le mosche, qualcuno se la ascolta lo stesso, anche senza sapere niente della tua umiltà o professionalità.

A volte penso che questa sia l’unica cosa buona del reality. Quindi l’unico consiglio sensato che mi sento di darti oggi è “canta meglio che puoi e fatti sentire”. E in culo a tutte le regole.

Come?!

Come si chiama questo reality?

Ma non l’avevi capito?!?

Si chiama “Sopravvivere in Italia nel 2013”.
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