Il solito? No, grazie.

Potrebbe Piovere
 
 
 
Quousque eadem?
Seneca, La tranquillità dell’animo II.15
 

Ieri sera ho preso le mie medicine due volte. O almeno credo. Insomma: non ero certo di averle prese la prima volta, non me lo ricordavo, così, nel dubbio, le ho riprese. O soltanto prese. Mentre restavo nel letto ad occhi sbarrati riflettendo su ipocondria e abitudine, concludevo che, in fondo, l’abitudine può essere uno dei molti modi per morire.

Stamattina invece, mentre misteriosamente mi ritrovavo in bicicletta diretto al lavoro – e non avevo memoria di che cosa fosse successo prima, come mi fossi presumibilmente lavato e vestito fino ad uscire di casa – concludevo che forse l’abitudine è solo un modo di sopravvivere.Il cervello decide di non dare troppa importanza alle cose che si ripetono uguali tutti i santi giorni: decide di non sovraccaricare la memoria di particolari sempre troppo simili, decide di non rileggere le parti del nastro sempre uguali su cui mi muovo tutti i giorni.

Chissà se vale anche per gli altri. A volte mi chiedo se la nostra mancanza di indignazione, di vergogna, di emozione sincera davanti alle cose non sia una forma distorta di abitudine. Quando per l’ennesima volta ci viene propinato il politico che ha problemi con la giustizia, quando entriamo nella terribile accettazione che “le cose vanno così”, quando cominciamo – dopo l’unanime cordoglio di prammatica – ad abituarci anche al fatto che la gente muoia in mare, che è una “tragedia della disperazione” causata da cose più grandi di noi, forse stiamo semplicemente decidendo che queste cose non sono poi così importanti, le abbiamo già viste e le rivedremo. Ci abituiamo, nella speranza di non farci più tanto caso, di poter continuare a vivere tranquilli.

L’abitudine è la nostra modalità di sopravvivenza e, insieme, di piccola morte: l’incapacità di associare un’emozione alle cose, di fissarle nella nostra mente, di svegliarci dal torpore dell’automatismo di giornate tutte simili.

Forse possiamo cercare di fare questo per ricordare: essere felici oppure tristi o incazzati per quello che facciamo e che ci capita intorno e non farsi passare le cose sopra la testa, archiviandole nel già visto. Disabituarsi all’abitudine insomma, perché le cose risultano simili solo se non ci stai molto attento.

In fin dei conti questi giorni non sono affatto tutti uguali.

Domani – per esempio – potrebbe piovere.

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