La memoria del Furby

Furby

omaggio a Bret Easton Ellis

In un negozio di giocattoli ho incontrato il Furby. Approfittando della distrazione delle mie figlie – attratte da una famiglia di mucche frisone Sylvanian – mi sono avvicinato a lui e: “Come hai fatto, maledetto?!” – gli ho sibilato – “come hai fatto a sopravvivere tutti questi anni?”.

Doo boo dah-bo-bay?

“Non in furbish, stronzo, parla italiano! So che sei capace…”

“Dicevo: «perché sei spaventato»? Pensavi che fossi morto e sepolto? E invece eccomi qui. Fortunatamente la vostra società non fa mai morire niente del tutto. Siete degli inguaribili nostalgici… Accendi la radio e ascolti The rythm of the night… Apri il giornale e c’è un paginone per l’atteso ritorno del Winner Taco. In che anno siamo? Nel 1990? Nel ’95? Nel 2000? Cos’è che ti preoccupa tanto? Hai paura di restare giovane?”

“Il problema è che io non resto giovane … sono invecchiato! E non capisco perché ritornino le peggiori cose di quando ero giovane!”

“Ahahahaha! Ay-ay-lee-koo: quando le persone non sono capaci di immaginare il futuro, rimangono prigioniere del loro passato. Il problema non sono i giocattoli. Guarda Barbie, per esempio, ha 55 anni ma con un po’ di trucco e parrucco fa sempre la sua porca figura… Il problema è quando ritornano idee vecchie e te le presentano come se fossero nuove, facendo leva sulla tua nostalgia e sul tuo bisogno di essere rassicurato…”

“Rassicurato?”

Ee-tay, rassicurato … Le cose nuove fanno paura, mentre le vecchie ti danno sicurezza. A tutti manca il sapore delle merendine di quand’erano bambini, il Soldino del Mulino Bianco, i gelati di quand’erano adolescenti (Stefano Accorsi nella sua migliore interpretazione di sempre, ricordi?, du gust is megl che uan…!), la musica che già conoscono … Hai paura?”

“Certo che ho paura, pupazzo maledetto: questo significa vedersi riproporre sempre le stesse cose, leggermente variate e ridipinte. Ho paura perché anche le vecchie idee possono ritornare. Ho paura perché domani è il Giorno della Memoria e mi rendo conto che a volte siamo prigionieri della memoria e invece di pensare a cose importanti io sono qui a parlare con un pupazzo che credevo sepolto da quindici anni … Che cosa dovremmo fare? Smettere di ricordare? Non avere più memoria?”

Dah-boo! Semplicemente non dovreste confondere il ricordare con il vivere di ricordi. Se una persona sopravvive ad un incidente in cui si è rotto le gambe, sicuramente ricorderà per sempre quel giorno. Può decidere di ricordarlo restando seduto, oppure apprezzando il fatto che può ancora camminare … Nel primo caso sarà oppresso dal ricordo, nel secondo guiderà con prudenza.”

“Hai ragione … A volte siamo vittime delle nostre stesse celebrazioni. E’ importante avere dei ricordi, ma occorre superarli. Occorre riuscire ad usarli per vivere meglio. Forse il senso del Giorno della Memoria, ma anche dei ricordi in generale, dovrebbe essere questo: ricordare, paradossalmente, significa proprio non rimanere prigionieri del passato, per evitare che si ripresenti e…”

“Signore?” – interviene la commessa del negozio – “non ho potuto fare a meno di notare che è molto interessato al Furby…!”

“Già … vent’anni fa la sorella di mia moglie ne aveva uno uguale: ci divertivamo a fargli delle domande importanti e ascoltavamo le sue risposte casuali. Una cosa molto stupida in effetti… Quanto costa?”

“Le interessa? Costa cento euro… sa, interagisce con dispositivi Apple e Android e inoltre…”

“Non importa: lo compro per distruggerlo. Preferisco che rimanga un ricordo.”

“Come vuole… uno può fare quello che vuole con i suoi soldi. Lo impacchetto?”

“Sì, grazie”

Doo-oo-tye? Da-boo! Da-boo! Da-boo-bay! Da-boo-bay! Da-booooooooo!

“Oh, guardi … si è acceso improvvisamente e sembra spaventato! Sono proprio giocattoli molto sofisticati!”.

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Una risposta a La memoria del Furby

  1. Kabaré Voltaire ha detto:

    P.s. Mi rendo conto che questo post può risultare un po’ irriverente proprio nel momento in cui alcuni maiali inviano teste dei loro parenti in luoghi simbolo dell’ebraismo. Tuttavia, proprio l’idea di “superare i ricordi” (espressa, fortunatamente con ben altre argomentazioni, di recente anche da Elena Loewenthal su La Stampa), dovrebbe significare il superamento di determinati modi di pensare. Certe idee sono vecchie e morte e chi ancora le fa sopravvivere dimostra di avere una testa – per usare un’espressione cara a mio padre – che nemmeno un maiale mangerebbe.

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