Senza impegno

noperditempo

La mia personalissima crisi procede a volte anche su binari impensati, tipo gli impercettibili slittamenti semantici di certe nostre frasi quotidiane. Io ci bado a quello che diciamo, sapete?, e c’è un’espressione che veramente mi manda ai pazzi: “senza impegno”.

Facciamo un piccolo passo indietro. Per tutti gli anni ’80 e ’90 sono stato messo abbastanza sotto pressione dai piccoli annunci di vendita che recavano diciture misteriose tipo “no perditempo”. Quelli erano anni normativi e abbastanza rigidi da questo punto di vista. Potevi trovare cose tipo: «vendesi collezione di 6 bottiglie vuote di lambrusco senza etichetta, solo per amatori, no perditempo». Molti potrebbero sorridere di questa dicitura che, di per sé, esprimeva un chiaro non-senso, come se il “perditempo” che eventualmente avesse letto l’annuncio avesse realizzato: “Ah, be’ peccato… allora non fa per me, sono tagliato fuori!”. Chi scrive invece – e questo stesso post ne è una testimonianza – ha sempre avuto, insieme ad una pericolosa insicurezza di fondo, la chiara percezione di appartenere alla schiera dei perditempo, ragion per cui, dopo la lettura dell’annuncio, entravo abbastanza in crisi: “sarò mai degno di questa collezione di sei bottiglie? Che ne ho fatto della mia vita finora? Non sarà una perdita di tempo questa stessa lettura dell’annuncio?”. Entravo così in un loop dal quale riuscivo ad uscire grazie a molta meditazione e qualche aiuto farmacologico. Questo per dire che, a volte, tu credi che certe cose siano frasi fatte e invece ci sono persone che si sentono messe in discussione.

Non molto tempo dopo, dal mondo delle televendite, è uscita l’espressione “senza impegno” e, devo dire la verità, tutto è cambiato. In un primo tempo questa frase, pronunciata ad esempio dal Mastrota di turno, stava ad indicare che, essendo il prodotto venduto una potenziale sòla, tu potevi acquistarlo, valutarlo, rigirartelo un po’ per casa e poi rispedirlo al mittente, entro sette giorni, una volta ricevuta la conferma che trattavasi di una sòla.

Questa nuova ventata di faciloneria edonistica ha veramente cambiato le carte in tavola. Finalmente anche quelli come me si sono sentiti meno sotto pressione e anche per noi si sono aperte le porte dell’incauto acquisto. Potevo ordinare la batteria di pentole, la bici col cambio Shimano, il materasso in lattice anti-acaro, tutto “senza impegno”, con la leggerezza del perditempo per troppo tempo escluso da questo favoloso giro di sòle.

Quello di cui non ci siamo accorti subito è come queste espressioni del mondo commerciale penetrino, piano piano, nel nostro parlare comune, determinando, anche in questo caso, leggeri slittamenti di senso. Capita così la coppia di amici che ti invita per una serata da loro “senza impegno”. Ah, grazie! Perché, l’alternativa qual era? Mandavate un picchiatore a convincermi? Io capisco che questo, nella loro buona fede, sta a significare l’assoluta libertà che mi lasciano di accettare o meno l’invito, il diritto di recesso, qualora la proposta venga formulata con almeno otto giorni di anticipo, di dare buca al settimo giorno. Eppure, chi come me ha un perditempo in letargo in qualche angolo del suo spirito, non può fare a meno di figurarsi un invito “senza impegno”, in cui io mi posso permettere, alla Nanni Moretti, di mettermi in un angolo a sbadigliare senza interagire con gli altri, o di saccheggiare il frigo senza nessun riguardo oppure, con gesto avanguardista, di cacare sul divano dell’ospite.

“Ma come!?” – sbotterei, mentre vengo messo alla porta con tutto il divano da portare in discarica – “mi avevi detto che era un invito senza impegno!!” e, probabilmente, cadrei vittima dell’ennesima incomprensione.

Senza impegno, senza impegno… cosa vuol dire? Che posso non essere ben presente a me stesso mentre faccio una cosa? E se mi posso permettere la distrazione mentre mi metto in casa una batteria di duecentoventi pentole, cosa mi capiterà mai di combinare nel mondo reale, quando ho a che fare con la gente vera?

“Signora – dirà il chirurgo – dovrei asportarle un rene, tutto questo, ovviamente, senza impegno”. Oppure il ragazzo innamorato: “vuoi sposarmi? Senza impegno però. L’offerta formulata prevede un diritto di recesso entro sette giorni previa restituzione dell’anello consegnato nella confezione originale con i sigilli intatti”.

Davvero viviamo in anni così “disimpegnati”? Se prima credevo di avere acquistato una nuova forma di libertà, adesso mi rendo conto che si trattava di un acquisto senza impegno e stanno ricominciando le mie crisi: che senso ha essere un perditempo in un mondo senza impegno?

Vi prego: datemi una mano, spiegatemi come devo comportarmi, ditemi qualcosa di normativo che mi rimetta in riga.

Ovviamente, senza impegno.

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