Come un husky in agosto

ululato

Se passeggio davanti alla casa dei miei vicini mi seguono, per tutta la lunghezza della rete che recinta il giardino di casa loro, tre cani. Il più grosso è una specie di barbone meticciato, l’altro è un bastardo nero, il terzo, più in disparte e meno rumoroso, un husky. I primi due mi abbaiano contro con forza, perché oso percorrere il tratto di strada che costeggia il loro giardino, il terzo è un po’ spaesato, abbaia un po’, poi si ferma e, forse obbedendo a chissà quale istinto antichissimo, si mette ad ululare, esattamente come uno di noi si aspetta che ululi un lupo della steppa, con le zampe raccolte e il naso puntato per aria e il muso a fare un lunghissimo “uuuuuuuuuuuuuuhhhhhhh!”, come una specie di Buck o Zanna Bianca o robe del genere.

Io resto un po’ lì davanti alla rete e penso a cosa vuol dire sentirsi fuori posto.

Penso che magari quando l’husky era cucciolo la sua mamma husky gli ha passato tutta una serie di insegnamenti millenari, dei quali forse non era più tanto convinta neanche lei, cose del tipo: “quando devi dormire scava una buca nella neve, obbedisci sempre al capobranco, tira la slitta ordinatamente, esplora il territorio, nascondi gli escrementi…” e poi il nostro cucciolo si è ritrovato in un giardino sulle colline parmensi ad abbaiare a chi passa davanti alla rete.

Niente di male, per carità! Il clima è decisamente migliore della Siberia, per dormire non c’è bisogno di scavare… Solo che ti devi un po’ reinventare, ecco. Tutto quello che sapevi o che ti avevano insegnato non è poi molto utile alla fine: al posto del capobranco ho quel signore con la giacca, al posto dei compagni di slitta ho questi bambini che mi tirano la coda… Tutta una serie di cose, insomma. Andrà bene ululare davanti alla rete? No, perché io questo so fare: altrimenti questa cosa dell’ululato non so più quando giocarmela. Va bene se scavo un po’ in giardino? Magari sotto quei fiori che neanche si mangiano…

Insomma, sei sempre un po’ incerto: si vede così che non hai la convinzione del bastardo e del barbone, gente che, se vuole mandare via qualcuno dalla rete, sa come farsi rispettare.

In quel lunghissimo ululato dell’husky mi sono perso anch’io e, non so perché, mi sembrava di capirlo, in fondo, come se quell’ululato fosse un lentissimo lamento che ci accomunava.

Mi sono avvicinato alla rete e mi sono ricordato che ieri sera la televisione ha detto che il primo ucciso dai bombardamenti è un bambino di dieci anni e anche io adesso mi ritrovo a pensare quanto sono inadeguate tutte le cose che mi hanno insegnato rispetto alla situazione in cui mi trovo. Vorrei scrivere una serie di pensieri edificanti o moralmente utili e poi… e poi cosa? Condividerli sui social? Credo che “la situazione”, il mondo che mi circonda, ne sarebbero influenzati proprio come un passante davanti a questa rete potrebbe cambiare strada per l’abbaiare dei cani. Il mondo mi dice che non è il primo bambino che muore in questi reciproci bombardamenti e non sarà neanche l’ultimo. Che vuoi farci? Queste cose alla fine ci sono sempre state e scandalizzarsi tanto è solo un effetto collaterale di quel moralismo stantio che ti hanno propinato.

Fuori posto: ecco, mi sento proprio così: fuori posto. Esattamente come quel cane mi aggiro nel giardino e cerco di fare esattamente quello che fanno gli altri, senza troppa convinzione, abbaiando di tanto in tanto a chi sembra minacciare la rete, senza capire fino in fondo che cosa mi sta succedendo attorno. Mi avevano insegnato a difendere la Vita, a odiare la Guerra, e tutta una serie di Valori che credevo condivisi e che vengono puntualmente smentiti da quello che mi circonda.

Ho cominciato ad ululare un po’ anch’io, timidamente all’inizio, mentre lo fissavo nei suoi occhi azzurri, cercando di andare insieme a lui, io fuori dalla rete e lui dentro. Siamo andati avanti un po’, legati da questa stranissima sensazione, da questo leggero disagio che ci accompagna, di sentirsi fuori posto come un husky in agosto.

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