Nulla osta

L’ergastolo ostativo è una pena particolare (stabilita dalla legge 356/92) che esclude, per il detenuto che ha fatto parte di un’associazione a delinquere, qualsiasi beneficio penitenziario (permessi premio, semilibertà liberazione condizionale…) a meno che non si collabori con la giustizia per l’arresto di altre persone. In pratica, chi è condannato all’ostativo sconta fino all’ultimo minuto della pena che gli è stata comminata, anche se questa è molto superiore ai 26 anni di detenzione, che solitamente è il limite previsto per accedere alla libertà condizionale.

Di tutto questo io non ne sapevo niente, fino a che Beppe della cooperativa Sirio – cooperativa che, qui a Parma, si occupa di misure alternative alla pena e di alternanza carcere/lavoro – non me ne ha parlato a proposito di un progetto che vedeva coinvolti alcuni detenuti condannati all’ostativo.

Il progetto riguardava un cortometraggio, realizzato nell’ambito del progetto “Libera la bellezza – Fare cinema in carcere” promosso dalla Cooperativa Sirio, dall’Associazione Culturale Kinoki e dal Liceo Artistico “Toschi”, basato su una sceneggiatura stesa dai detenuti stessi. Il cortometraggio racconta una storia semplice semplice: quella di una famiglia che ha un padre in carcere e spera di rivederlo mentre questi, con l’introduzione della norma dell’ostativo, rischia di rimanere detenuto fino all’ultimo giorno.

Per questo cortometraggio, intitolato “Fuga d’affetto”, Beppe ci chiedeva una canzone. Un’altra gliel’avevano già data i 99 Posse, musicando un testo di Carmelo Musumeci, uno che all’ostativo ci sta passando la vita, ci ha scritto sopra un libro e ha promosso una petizione per l’abolizione di quella che chiama la “pena di morte viva”.

So cosa state pensando. Se uno l’hanno condannato un motivo ci sarà. E poi: perché non collabora? Insomma, quante volte abbiamo detto “questo dovrebbero chiuderlo in carcere e buttare la chiave”? Allora, già che ci siamo, vi invitiamo anche a pensare all’articolo 27 della Costituzione che nega ogni pena contraria al senso di umanità e non ammette la pena di morte; vi invitiamo a pensare al fatto che la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che ogni pena che, superati i 25 anni di detenzione, non preveda un’alternativa o un alleggerimento, è contraria ai diritti dell’uomo; vi invitiamo a pensare che la collaborazione non è il pentimento e che uno degli scopi del carcere dovrebbe anche essere quello del recupero e della rieducazione di esseri umani.

Noi a queste cose ci stiamo ancora pensando, nel frattempo abbiamo scritto una canzoncina per Beppe e Mario Ponzi, il regista. Per fare quella ci è bastato pensare invece alla situazione descritta nel corto: un padre che rischia di essere per la propria figlia un “sepolto vivo” e una figlia che deve fare i conti con quest’assenza. Alla fine dei conti, certi sentimenti si capiscono molto meglio dei cavilli legislativi.

La canzoncina si intitola “Ti aspetterò” e una mano a scriverla, stavolta, ce l’ha data la poesia 511 di Emily Dickinson. Potete ascoltarla qui sopra: fateci sapere se vi piace.

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Una risposta a Nulla osta

  1. Simona ha detto:

    è molto commovente, delicata. Che bravi!!!! grazie

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