Le spalle di Franco Fasano

22luglio

Dicono che a volte il Successo bussi alla porta ma che la maggior parte delle persone non se ne accorga. Be’, a me non è andata esattamente così ed ho un preciso ricordo di quando è capitato quel momento. In effetti io ho chiaramente sentito bussare, sono andato ad aprire e lì, sulla soglia, c’era Franco Fasano.

Ovviamente, a questo punto, dobbiamo fare un passo indietro e riprendere tutta questa cosa dall’inizio.

Diremo quindi che ci troviamo – noi Kabaré, dico – ad un concorso musicale nazionale pieno di ospiti importanti, durante il quale chi scrive, invece di intessere fondamentali relazioni per la propria carriera musicale e annotare furbescamente i recapiti di tutti i musicisti e produttori professionisti che incontra, preferisce gigioneggiare come un bimbo in un luna park, ridendo con Frizzi, scherzando con Lazzi, facendosi ritrarre in decine di foto sfocate con Tizio e Caio.

Orbene, va a finire che i Kabaré quel concorso lo vincono, il pezzo che portano piace, e, nell’euforia del dopo vittoria, mentre chi scrive cerca di importunare Roberto Chevalier (il doppiatore di Tom Cruise, bestie!), si avvicina a noi Franco Fasano.

“Il nome lo conosco – dice uno di noi – ma ricordatemi bene chi è”. Ma come chi è! Suona da quando aveva 12 anni, ha scritto canzoni per chiunque: Fausto Leali, la Oxa, Drupi, Flavia Fortunato e persino Plastic Bertrand!E’ stato a Sanremo un sacco di volte!! “Ah…! Quel Franco Fasano” – dice sempre il solito, mentre il Maestro, che nel frattempo è arrivato vicino a noi, ci sta facendo i complimenti e, con tutta la gentilezza di questo mondo, ci dice che il nostro pezzo gli è piaciuto e se, per favore, abbiamo un nostro cd da dargli.

Noi gli abbiamo risposto di no.

Non solo eravamo così sprovveduti da non segnarci un numero di telefono di un qualsivoglia addetto ai lavori, ma pure il pacco dei cd – preparati appositamente per essere distribuiti in quest’occasione – era inspiegabilmente rimasto nello zaino. Lo zaino, ovviamente, si trovava nella tenda del campeggio dove metà del gruppo era alloggiato, a circa 15 km di distanza.

Comunque, no… il cd non ce l’avevamo e ci siamo inventati un sacco di scuse per dire a Franco Fasano che gliel’avremmo dato il giorno dopo. “Domani. Non c’è problema!” sorride Franco e io già sento di volergli bene.

Metà del gruppo torna al campeggio, alcuni tornano a casa, io torno in albergo, nello specifico: nell’unico albergo della cittadina, quello in cui quasi tutti gli ospiti del concorso erano alloggiati.

Alla mattina mi sveglio, mi vesto e , dicevamo, sento chiaramente bussare alla porta. Sono andato ad aprire e lì, sulla soglia c’era Franco Fasano. Aveva gli occhiali come li ho io alla mattina e il trolley in una mano. Era in partenza e, secondo la mia ricostruzione mentale degli eventi, prima di partire era andato fino alla reception, aveva chiesto di me, si era fatto dare il numero della mia camera e adesso era lì di fronte a me.

“Buongiorno: hai il mio cd?” dice sorridendo. A questo punto il mio cervello decide che è troppo lungo stare lì a spiegare la storia dello zaino e del campeggio e che poi, alla fine dei conti, non è che sia una gran scusa e a Fasano, sicuramente, non gliene frega veramente niente, e opta per un più dignitoso e inarticolato farfugliamento che suona tipo così: “eeeeiiahahhaehiihaiahh….”

Fasano non aspetta neanche che io finisca di emettere quei suoni e si incammina lungo il corridoio: giuro di aver sentito in sottofondo, molto chiaramente, Ti lascerò cantata da Oxa e Leali.

Ecco: in quel momento mi sono reso conto che il Successo può anche bussare ma tu non devi solo essere pronto alla bussata, ma anche a tutto quello che può capitarti una volta aperta la porta.

“Massì!” – mi dicono gli amici – “ma poi non è mica detto che sarebbe successo qualcosa…” Già, dico io, però… “E poi” – dice mia figlia – “io mica lo conosco questo Franco Fasano!” Quando le dico che il signore di cui parlo è quello che ha scritto Il Katalicammello, mia figlia mi guarda con un misto di disgusto e compassione che significa qualcosa tipo: “non preoccuparti Pa’, appena possibile fuggirò con un motociclista drogato e disoccupato…”

Io, dopo tanti anni, non posso che rivolgere le mie scuse al signor Fasano e dirgli che quella camminata lungo il corridoio, che ha ufficialmente sancito la mia inadeguatezza al mondo musicale, mi è però servita molto. Tutte le volte che mi lamento troppo per non aver avuto l’occasione giusta o tutte le volte che sono eccessivamente contento per qualcosa che abbiamo realizzato, ripenso alle spalle di Franco Fasano che se ne va e tutto torna un po’ nei suoi ranghi.

Certo, a volte mi sveglio la notte e vorrei che le cose fossero andate diversamente, a volte penso che alcune delle cose che ho fatto dopo sono state un tentativo di inseguire Franco che se ne va in quel corridoio, a volte ho voglia di raccontare quella storia e riderci un po’ su.

A volte, semplicemente, succhio uno dei miei numerosi antiacidi e penso alle spalle di Franco Fasano.

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