La corrente, il fango e gli angeli

fiori_nel_fango

Non so se avete presente i giovani. I giovani sono quella gente che trovate negli autobus la mattina presto o dopo l’una. Li riconoscete dallo sguardo un po’ perso dietro i finestrini, dalle cuffiette nelle orecchie e dal cellulare sempre in mano. Sulle spalle hanno degli zaini tutti uguali che, sommati a pantaloni con cavalli bassissimi, riducono al minimo la loro capacità di movimento.

Noi adulti sugli autobus di solito siamo in piedi appesi ai tubi di ferro e ci reggiamo a fatica. Questa posizione ci consente di guardare i giovani, accampati sui seggiolini, dall’alto in basso e, spesso, di scuotere la testa quando vediamo che continuano a spippolare sul telefono e quasi non si parlano o, se si parlano, non si guardano in faccia.

Noi adulti, penso, non sopportiamo tanto questi giovani. Forse perché ci tocca fare sempre il viaggio in piedi.

Poi, giusto quindici giorni fa, qui nella mia città, c’è stata una pioggia torrenziale e un piccolo torrentello si è gonfiato finché non ha trascinato con sé detriti e fango, ha sfondato un ponte secondario e si è riversato su alcuni quartieri, inondandoli. E’ una cosa che fa paura – mi hanno detto – e verso la quale si è completamente impotenti: arriva questa acqua fredda e grigia e copre tutto, entra nelle case, nelle cantine e nei garage, impastando fango e ricordi, oggetti cari e paccottiglia, cose a cui tenevi e spazzatura, infiltrandosi nei posti in cui passi la tua vita.

Io, fortunatamente, questa paura non l’ho vissuta. Ero lì, sul divano, e guardavo tutto questo –che accadeva a un paio di chilometri da casa mia – in televisione. Dovete sapere che noi adulti ormai di queste cose ne abbiamo viste tante e ci facciamo portare dalla corrente: si parte dallo stupore e dal dolore, si arriva alla legittima indignazione (che poi si sfoga in dibattiti accesissimi) e alla fine, il flusso ritorna alla normalità, nell’alveo della nostra consueta rassegnazione.

Bene, si erano già accesi i riflettori sulla mia città e già ero pronto, sul mio divano-zattera, a galleggiare su quell’acqua grigia fino alla rassegnazione, quando le telecamere hanno inquadrato loro, i giovani!, che spalavano fango tutti insieme. Niente cuffiette né brache calate: seri seri, spalavano il fango per dare una mano agli abitanti dei quartieri allagati. (Sembra addirittura che si siano messi d’accordo spippolando su quei loro cellulari…)

“Ma li vedi?” – dice mio padre, seduto sul divano di fianco a me – “non sanno neanche tenere in mano il badile come si deve!” Mi permetto di fargli notare che io e lui siamo tranquilli a guardarli in tv, mentre loro sono là a spalare… “Intendevo dire che vorrei essere là a insegnargli bene come si fa: farebbero meno fatica!”

La televisione li illumina e, per un attimo, esistono anche loro. I giovani in effetti esistono solo quando fanno parte di qualche categoria televisiva: “Neet”, “iGeneration”, “Nuove proposte”, “Under uomini” e via così… Questi vengono battezzati “angeli del fango” che, come categoria, non è neanche male.

Io però su questi flussi e riflussi ci sono già passato e so che, dopodomani, i riflettori si spegneranno. A noi adulti, persi nei nostri accesissimi dibattiti, forse non rimarrà neanche il cruccio di aver consumato il territorio, di non aver curato gli argini del torrente, di non aver creato casse d’espansione, di non aver badato alla manutenzione di quel ponticello (mentre ne abbiamo fatto un altro, coperto, nella zona nord della città, che sembra un’astronave parcheggiata nel posto sbagliato), di avere, alla fine dei conti, inondato i giovani con la grigia stagnazione di questi anni. Alla fine, gli errori che facciamo (o le disgrazie che capitano, per carità!) restano da spalare a loro, ai quali non abbiamo neanche insegnato bene a usare il badile.

Portato dalla corrente dei fatti miei, la settimana scorsa sono stato al quartiere Montanara. Per terra c’era una specie di fango finissimo, un tappetino morbido e appiccicoso che ricopriva di una patina sottile tutto il terreno. Ci vorrà un po’ prima che se ne vada via tutto e, sicuramente, è il segno tangibile che qualcosa è successo, anche se non sarà più la prima notizia del tg. Chissà – mi sono detto – che questa disgrazia e questo fango non possano far nascere anche una piccola speranza nei ragazzi: la consapevolezza che hanno la forza e gli strumenti per cambiare il flusso normale delle cose e intervenire sulla realtà che li circonda.

E chissà che non abbiano insegnato anche a noi adulti a guardarli con uno sguardo un po’ più benevolo, quando viaggiamo in autobus, e a ricordarci la responsabilità di insegnare loro delle cose utili.

Chissà. Sarebbe il fiore più bello da far spuntare su questo fango.

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3 risposte a La corrente, il fango e gli angeli

  1. Kabaré Voltaire ha detto:

    Mi permetto di aggiungere qua sotto che, anche se non abbiamo sbadilato molto, il ricavato del nostro prossimo spettacolo del 1 novembre (tolte le spese del teatro, fonia etc.) sarà destinato a Munus Onlus per le zone di Parma e provincia colpite dall’alluvione. Se non volete o non potete venire a vederci, sappiate che potete comunque fare una donazione sul c/c di Munus utilizzando questo IBAN: IT81C0623012700000037056507 (la sottoscrizione rimarrà aperta presumibilmente fino alla fine dell’anno).

  2. Giacomo ha detto:

    Bellissimo post!
    Andando all’estero ti rendi conto di come sia distorta la visione dei giovani in Italia.
    Qui un giovane non ha diritto di crescere finchè un adulto non lo avrà deciso. Non ha ovviamente diritto ad avere una posizione superiore ad un adulto. Un adulto, solo per il fatto di esserlo è di regola meglio del giovane. Il giovane deve guadagnare ovviamente meno dell’adulto.
    Il giovane ha sempre ancora tantisssssssssima strada da fare e sempre tutto da imparare e mai da insegnare.

    All’estero (nord europa) guarda un po’ è l’esatto contrario. I giovani rubano letterlamente i posti di lavori ai più anziani (il che detto così non che sia una bene intendiamoci). Il giovane solo per il fatto di esserlo vale di più di un anziano e in lui è riposta tutta la fiducia di cui ha bisogno per poter lavorare al meglio e dare un apporto positivo e costruttivo alla società per cui lavora o alla sua realtà in genere.

    Ci è voluta una situazione tragica come l’alluvione per dar la possibilità ai giovani di farsi notare e dimostrare il loro valore. Speriamo che gli “adulti” abbiano imparato la lezione.

    Se l’Italia è nella crisi in cui è, sono convinto che è anche e sopratutto per questo motivo.

    Post molti interessanti e piacevoli, continuate così!

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