Frozen

cioccolata_calda

Quando il vento avvolge i monti col suo gelido abbraccio

l’unione forma un cuore freddo dal quale nasce il ghiaccio

 

 

E alla fine cominciò a scendere dal cielo questa cosa misteriosa.

Nessuno ci credeva all’inizio o, forse, data la scarsa dimestichezza degli italiani con le lingue straniere, chissà che caspita ci aspettavamo quando parlavano di “Big Snow”.

Neve. Cribbio, un sacco di neve.

L’amministrazione comunale aveva probabilmente fatto affidamento sul solito sito internet complottista che suggeriva che “Big Snow” era in realtà un piano segreto di alcune multinazionali della cioccolata in tazza e dei piumini per scatenare il panico fra la popolazione. La scelta fu quindi quella di adottare il piano-neve di Honolulu: distribuzioni gratuite di collane di fiori e “aloha!”.

Benvenuti a Snowland, la città surgelata.

Mi incammino perplesso, a piedi, superando le banchine delle fermate degli autobus: decine di persone sembrano in attesa del rompighiaccio come fossero al porto di Vladivostok.

Molti alberi hanno ceduto: almeno la natura provvede a se stessa, visto che nessuno aveva pensato che le piante andassero potate. Il problema, semmai, sarà quello di rimuovere i rami dai tetti delle auto o dalle sedi stradali. Maledette multinazionali della cioccolata! Non vi bastava quello che già state guadagnando?!

“Chissà come fanno a Toronto o a Bolzano” – si domanda l’anziano che è uscito apposta per osservare lo spartineve bloccato nella neve (!) e che adesso, con le sue manovre da supermotard, promette di intrattenerlo per tutta la mattinata. Poi alza gli occhi al cielo, forse aspettando un Canadair…

La città surgelata è, a suo modo, un luogo comune: persone che si lamentano, persone che scivolano, persone che sostengono che “gli altri avranno magari rubato però la neve la spalavano”, persone che ricordano che ci eravamo lamentati esattamente allo stesso modo anche con gli altri, persone che, comunque, sottolineano che siamo in presenza di un evento eccezionale.

Già, “eccezionale”… La neve! D’inverno, poi! Certo che dipende da quant’è, un po’ come è capitato, non tantissimo tempo fa, per l’acqua nel torrente. Eccezionale semmai è il fatto che l’acqua, o la neve (che poi è la stessa cosa, mi dicono), ci colga sempre un po’ di sorpresa, mentre stavamo pensando o facendo altro.

Allora la città surgelata diventa un posto pieno di rabbia e tutto questo gelo attorno sembra un po’ la concretizzazione del nostro smaronamento generale, del ritardo che facciamo, di tutti gli impegni che saltano, del governo ladro, della nostra vita che scivola e cade sull’imprevisto.

Alla fine poi, l’imprevisto era ampiamente annunciato e, forse, tutta questa rabbia è un po’ il segno dell’irrigidimento glaciale che hanno preso le nostre vite, del fatto che tutto quello che non rientra nei nostri piani è “eccezionale” e che non riusciamo a pronunciare un “pazienza!” per tutto quello che, necessariamente, slitta su questo ghiaccio.

Ora, gente come me che, fortunatamente, non ha subito interruzioni di luce o acqua, che ha trascorso al calduccio buona parte dell’eccezionale “Big Snow”, che cosa ha da lamentarsi? Un altro po’ di bile su questa neve la farà sciogliere prima?

Mentre scànchero per cercare di aprirmi un varco fra la neve del marciapiede, il mio sguardo incrocia un paio di scarponi esattamente di fronte a me: alzo gli occhi e incontro il sorriso di una signora di colore che, evidentemente stupita da quello che ci circonda, mi chiede: “non è tutto bellissimo?”

Be’, sì, signora… per quanto sia retorico e scontato, in effetti è tutto molto bello e, anche se alla fine mi diverto molto a lamentarmi di tutto, a pensarci bene buona parte del freddo che ci circonda viene da dentro di noi…

Com’è che faceva quella canzone? Ah, già! Let it gooooo! Let it goooo!

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