Si va in scena

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Quando mancano tre settimane allo Spettacolo, il pensiero di andare in scena è come una specie di rumore di fondo. Non te ne accorgi subito ma, a volte, mentre sei lì che stai facendo dell’altro, percepisci chiaramente la musichetta dello Spettacolo. Quell’altro poi, di cui si stava parlando, costituisce quella cosa che si chiama Vita di Tutti i Giorni la quale, a pensarci bene, trascorre perlopiù proprio mentre si sta facendo dell’altro.

Quando mancano dieci giorni, lo Spettacolo è riuscito ad insinuarsi in ogni pertugio della Vita di Tutti i Giorni: quei piccoli spiragli che usavi per respirare adesso servono per l’organizzazione dello Spettacolo, per le prove, per le telefonate, per le varie sottocategorie di Casini che si generano dalla mescolanza deleteria di Spettacolo + Vita.

Chissà – mi chiedo a volte – se anche gli Artisti con la A maiuscola (Albano, per esempio, o Arisa) soffrono di questa mescolanza che mi avvelena le giornate, che mi rende perennemente strabico, con un occhio distratto a sorvolare le piccole cose quotidiane e un altro fisso là, allo Spettacolo. Forse sì, o forse loro possono anche permettersi di avere tutti e due gli occhi puntati là e chissà come è più semplice la vita di Albano che per campare canta in Uzbekistan….

Quando mancano quattro giorni allo Spettacolo, ti accorgi che tutte le persone che ti stanno attorno sono ammalate: c’è quello che tossicchia, quello che ha la febbre, quello col virus gastro-intestinale che sta in incubazione tre giorni per poi deflagrare improvvisamente, quello che si starnutisce in mano e poi te la porge per salutarti… Ormai lo Spettacolo è un pensiero fisso, che sta lì a disturbarti sempre, come quelli che fanno “ciao” nei servizi del Telegiornale, sempre a ricordarti che qualcosa potrebbe andare storto, che potresti non essere in forma, non avere voce, scivolare su una buccia di banana o chessò io.

Mentre decido di buttare tutte le banane, getto uno sguardo al poster di Albano e mi chiedo come se la passa lui, che magari è lì che patisce il freddo uzbeko e ha le mie stesse paranoie sugli abbassamenti di voce. La gente lo sa, Albano, quante scomodità ti impone lo Spettacolo?

Il giorno prima dello Spettacolo, ti rendi conto che questa specie di mostro è riuscito a fagocitare la normalità, incasinando la routine, trovandoti migliaia di piccole cose a cui devi pensare all’ultimo momento. Dopodomani – pensi – si riassesterà tutto, anche se dovrò pagare per chissà quanto il ritardo che la Vita di Tutti i Giorni sta accumulando per colpa dello Spettacolo. Povera Vita! Lei procedeva tranquilla, con i suoi alti e bassi certo, ma tranquilla… quando ho cominciato a perdere il controllo? Quando è stato che lo Spettacolo ha cominciato a condizionare tutto?

Il giorno dello Spettacolo è una specie di bolla. Avete presente quando aprite gli occhi sott’acqua? Ecco, così: solo tutto il giorno. La Vita di Tutti i Giorni ti si agita davanti come un rimpianto tremolante, pronta a ripresentarti l’indomani il conto di tutte le tue omissioni. Oggi però, non riesci a pensare o sentire nient’altro che non sia lo Spettacolo.

E alla fine ti ritrovi lì, nel camerino, che manca mezzora allo Spettacolo.

Il camerino, a dirla tutta, il più delle volte è una specie di sottoscala del teatrino: c’è una sedia su cui sono buttati i vestiti della Vita di Tutti i Giorni, uno specchio, un lavandino, un secchio con lo straccio per pulire. Io mi guardo nello specchio e mi chiedo – sempre, cacchio!, tutte le benedette volte – che cosa mi ha portato fino a lì e se la gente, che è la fuori pronta a giudicarmi se scivolo su una buccia di banana, riesce ad immaginarsi che cosa ho passato nelle ultime tre settimane.

In quei momenti, fortunatamente, nello specchio compare Albano. Ha il colbacco, perché è in collegamento dall’Uzbekistan, e mi chiede qual è, secondo me, il motivo che spinge gli Artisti con la A maiuscola sopra un palco. Allora capisco che mi ritrovo ancora lì non certo per soldi e tantomeno per avere la comprensione o, peggio, la compassione del mio pubblico… “l’Applauso?” – azzardo timidamente… Che sia quella la A maiuscola?

Albano sorride e anch’io. A pensarci bene, quando salirò quei tre gradini che mi portano di sopra non ci sarà niente della Vita di Tutti i Giorni che riuscirà a disturbare lo Spettacolo. In quel momento, le parti si invertono: la Vita diventa l’intrusa, il rumore di fondo, che, forse, mi aspetterà paziente in fondo ai tre gradini… L’unica cosa che conta però, stasera, il senso di tutto quello che hai fatto, la ricompensa di tutto quello che hai fatto, è solo lo Spettacolo.

Qualcuno butta una voce giù nel sottoscala: “Tutti pronti, ragazzi! Si comincia!”

Eccomi, sono pronto: si va in scena.

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Una risposta a Si va in scena

  1. Eugenio Iotti ha detto:

    bravo A_ndrea!

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