Parma a volo d’uccello

rondinina_E forse quest’anno tornerà dalle vacanze in Africa la nostra rondinina – avete presente? quella “bianca, nera e snella” di Stornellata parmigiana… – e planando sui tetti della nostra città e appoggiandosi su una delle nostre torri magari percepirà un po’ di mugugni e di tristezza provenire dai nostri borghi.

Già, l’ultima delusione, in ordine di apparizione, è questa brutta storia del Parma F.C.: una storia di fallimenti, soldi mangiati e umiliazioni eccessive, come le panchine degli spogliatoi vendute all’asta su internet.

Ma non è certo questa la storia peggiore accaduta negli ultimi anni e la rondanen’na si ricorda bene gli altri episodi: in fin dei conti siamo il comune più indebitato d’Italia, arrivato ad una vera e propria bancarotta fraudolenta provocata dall’ultima amministrazione, e siamo stati il teatro del peggiore crack finanziario dopo Lehman Bros. Forse, non è il caso di dispiacersi più di tanto per una squadra di calcio, no?

Be’, certo che è un altro segnale preoccupante: la città vive un malessere che si sta protraendo da alcuni anni, da quando i debiti e la crisi economica si sono trasformati in crisi sociale e ci siamo accorti che molti negozi chiudevano, che aziende che consideravamo sane dichiaravano fallimento e che, insomma, dopo anni e anni che ci avevano raccontato la favola della petite capitale, ci stavamo dolorosamente risvegliando.

La rondinina un po’ ci ride su queste cose: Parma è una città in cui è sempre tornata volentieri, appena il sole usciva e il cielo di marzo sembrava messo lì, azzurro azzurro, steso ad asciugare fra le torri dei Paolotti. E’ una città non tanto grande – anche gli uccelli migratori dicono “a misura d’uomo” – messa lì, fra il Po e l’Appennino, a godersi un po’ le zanzare del fiume e il fresco dei monti, a metà strada fra l’iperattività di Milano e la paciosità di Bologna.

A vedere le cose dall’alto, la rondinina si è resa conto di come, gradualmente, le cose sono un po’ cambiate: questa era una città ai primi posti per la qualità della vita in Italia e, forse, le cose hanno cominciato a prendere una piega un po’ godereccia… Gente fuori dai bar, in una brutta copia di quella che doveva essere una movida all’italiana, SUV con le doppie frecce parcheggiati sui marciapiedi: la forma, poco per volta, ha preso un po’ il posto della sostanza.

Da un anno all’altro, da una migrazione all’altra, il nostro uccellino ha potuto apprezzare tanti piccoli cambiamenti: i nuovi e costosissimi uffici comunali, le rotatorie con le aiuole e le fontane, le piste ciclabili, i progetti che pensavano una Parma diversa, erede di quella grandeur ducale che veniva strombazzata nella propaganda ufficiale…

“Certo, voi – pensa la rondine – che eravate in mezzo alle cose, facevate più fatica ad accorgervi di tutto: eppure la nuova stazione, lo scempio del mercato della Ghiaia, l’avveniristico e inutilissimo ponte nord, la metropolitana leggera, gli appalti per la cura del verde pubblico, le società partecipate, la ‘ndrangheta… davvero non vi siete accorti di niente?

Se ci pensate bene, certe cose le sapevano tutti: i debiti di Tizio e Caio, le spese di Sempronio… eravate tutti in fila al buffet dell’aperitivo, chiedendovi chi di voi avrebbe saldato il conto. Be’, adesso il conto è arrivato ma, forse, non dovete preoccuparvi troppo…

Sapete, a vedervi da quassù facevo fatica a riconoscere la città in cui mi piaceva ritornare. Mi sembrava una di quelle vostre ragazze carine, che eccedono un po’ troppo con il trucco e risultano un po’ goffe con il tacco 12. Non dovete preoccuparvi se adesso perderete un po’ di cose superflue: è necessario per tornare ad essere quello che siete veramente. Ogni “crisi” dovrebbe essere l’opportunità di fare un po’ di pulizia, eliminare tutto quello che non conta. La bellezza di una città non è certo nelle cose che si mettono addosso, ma nella gente… E questa, se non sbaglio, è pur sempre la città degli Arditi del popolo, di Guido Picelli, di Giacomo Ulivi, della Resistenza: non bisogna essere una capitale di Ducato perché ci siano coesione sociale e valori condivisi fra le persone. Siete ancora la città di Antelami e Correggio, di Bertolucci e Guareschi, di Bottego e Verdi… E poi siete la città dei loggionisti intransigenti, della satira sui muri, dei personaggi caratteristici come Stopaj o il mat Sicuri, delle osterie dell’Oltretorrente, dei “capannoni” del Cinghio; siete stati solidali spalatori di macerie, di fango e di neve… Spalare un po’ di merda cosa volete che sia!? E’ la gente a fare la città! La gente! ”

Chissà: forse penserebbe questo la rondinina, mentre dal loggione di un qualche pinnacolo osserva la città in cui è ritornata come ogni anno. Fra mugugni, tristezza e depressione, qualche decina di metri più in basso, la “gente”, con uno spritz in mano, riflette la sua immagine davanti alla vetrina di un bar.

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