Pulire i piatti

poldo

Der Mensch ist was er isst (L.Feuerbach)

Non darei la colpa di tutto a suor Caterina: lei si è solo trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. No, in realtà la cosa era sicuramente più profonda e veniva da mia mamma.

Suor Caterina era la nostra maestra dell’asilo, era una suora (appunto) e non l’ho mai vista sorridere: non mi ero stupito tanto quando mi avevano detto che non era sposata. Comunque, lei non ti lasciava andare in cortile a giocare se non finivi tutto quello che avevi nel piatto. Allora io, senza farmi vedere, semplicemente prelevavo quello che avevo nel piatto e lo scagliavo sotto la tavola. Coi bastoncini di pesce funzionava benissimo, per dire. Con le polpette no: le polpette rotolano. E la polpetta che avevo scagliato sotto il tavolo aveva rotolato, percorrendo il pavimento del refettorio, fino alla scarpa di suor Caterina. Per lei era stato abbastanza semplice scoprire chi era l’unico che aveva il piatto vuoto: mi fece alzare dalla tavola e mi fece mangiare in piedi, davanti a tutti, la polpetta che avevo buttato. Giusto per la cronaca, posso aggiungere che era un po’ impolverata.

Comunque, certe libertà me le prendevo solo all’asilo e a casa non avrei mai osato neanche pensare qualcosa di simile a quello che avevo fatto. Come dicevo, era stata mia mamma a insegnarmelo. Per lei c’erano due norme fondamentali: 1. tutto quello che hai nel piatto va finito; 2. non esiste pietanza che “faccia schifo” o che, con un po’ di buona volontà, non possa essere ingurgitata. In più, rispetto all’asilo, non esisteva neanche la prospettiva del cortile o del gioco: “perché devo finire questa cosa? Fa schifo!” “Perché sì. E poi non fa schifo: se dici ancora che fa schifo, te la do anche stasera a cena”.

Ricordo rarissime eccezioni: una volta mi venne concesso di sputare un pezzo di fegato che avevo masticato per due giorni e un’altra mi diede il permesso di lasciare una cosa cucinata da una sua cugina perché “non faceva schifo ma ci andava molto vicino”.

Mi sono sempre chiesto da dove venissero le due norme fondamentali: nessuno sarebbe andato in rovina per un pezzo di fegato buttato – che oltretutto era “mio”: fate finta che l’abbia mangiato! – o nel constatare che una pietanza non mi piaceva – che la mangiasse qualcun altro, caspita!

Eppure, su queste cose mia mamma non accettava compromessi.

Come tutte le cose che fanno le mamme, era una forma di educazione. Le madri ti passano, insieme al cibo, tutto quello che è stata la famiglia prima di loro, impastano la roba che ti viene messa nel piatto di insegnamenti più o meno scoperti. Quello che mangi, in un modo o nell’altro “ti farà bene”.

Io allora mi trovavo a mangiare per tutte le generazioni precedenti che non ne avevano avuto a sufficienza: dovevo avere rispetto del cibo, perché ero molto fortunato ad averlo nel piatto, perché la mia era forse soltanto la seconda buttata della mia famiglia che poteva mangiare regolarmente e tranquillamente.

E poi mangiavo perché se ti sei tirato nel piatto troppa roba è una tua responsabilità e devi finirla.

Ma se le cose fanno schifo? Intanto non fanno schifo: tutto il cibo ti nutre in qualche modo e il tuo fisico troverà il modo di gestire le cose che ingerisci. Il piatto va pulito, quello che inizi deve essere terminato. Pulire il piatto è una modalità particolare di approccio alla vita: avere la capacità di inghiottire e terminare anche quello che non ci piace, pulire bene il fondo, non lasciare traccia, nemmeno delle brutte esperienze, mandare giù fino all’ultimo boccone quello che hai iniziato, senza tirarsi indietro.

Mi rendo conto adesso che mia madre ha vissuto così e che, quando mi insegnava come mangiare, come fanno tutte le mamme semplicemente mi insegnava a vivere e a sopravvivere. Non so se è vero che, come diceva qualcuno, l’uomo è ciò che mangia; sicuramente, ogni uomo assomiglia un po’ a chi gli ha dato da mangiare.

Ancora oggi non riesco a non pulire bene i piatti in cui mangio e, a volte, ho ricevuto gomitate da mia moglie che sibilava “guarda che se non ti va tutto, puoi anche lasciarlo”.

Ma non posso farci niente – ripeto – mi hanno insegnato a vivere così: mia mamma mi ha insegnato che non c’è niente nella vita che faccia schifo, ci sono solo cose che vanno molto masticate e finite per bene.

Alla fine, ogni volta che mi specchio nel mio piatto pulito mi scappa un sorriso.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in posts. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Pulire i piatti

  1. Nonnanu ha detto:

    Che mamma!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...