L’ottimo post

bravo

In un suo recente intervento sulla “Buona Scuola” il nostro impagabile Presidente del Consiglio ha detto che, se non altro, le polemiche sul provvedimento riportano al centro del dibattito popolare il problema della scuola. Che è un po’ come dire che la vicenda di Olindo e Rosa, quelli della strage di Erba, ha avuto il grande merito di far parlare dei problemi di buon vicinato. Tant’è: purché se ne parli.

E allora ne parlo anch’io perché, per spiegare la riforma, il nostro Premier ha fatto un video: io me lo sono guardato e, senza entrare nei particolari tecnici della legge (che – in Italia – non interessano a nessuno), vorrei fare un paio di riflessioni sulla comunicazione.

Intanto dirò che il video mi ha fatto molto ridere: Renzi, in maniche di camicia, ha spiegato la legge di fronte ad una lavagna di ardesia sbiadita, indicandone i punti principali con i gessetti colorati. Ho subito pensato che la trovata fosse una parodia… voglio dire: sarebbe come spiegare la riforma della Sanità indossando un camice bianco e tenendo al collo lo stetoscopio di plastica della dottoressa Peluche. Nessuna tecnologia, nessun ammiccamento alla modernità: la Treccani sullo sfondo (molti studenti si saranno chiesti di cosa si tratta: è la nonna di Wikipedia) e la fatica di vergare col gesso sullo sfondo imperfetto.

Insomma, sembrava un po’ come quando gli esploratori cercano di comunicare con i selvaggi e si sforzano di adottarne le inflessioni e le movenze: il tono era decisamente paternalistico e un po’ supponente. Mi sono chiesto se questo non fosse controproducente per il messaggio che si voleva passare ma poi mi sono ricordato che il Premier stava mettendo in scena la parodia di un docente e che, come tutte le parodie, ne accentuava i difetti e i tratti ridicoli.

Quella roba lì era proprio come “la Gente” (scusate: “Laggente”) vede l’insegnante: paternalistico e supponente, un po’ pieno di sé e, soprattutto, irrimediabilmente vecchio, chiuso in uno studio foderato di libri che non ha niente a che vedere con la realtà: un personaggio che ancora si impolvera di gesso mentre il resto del mondo diteggia su un touch-screen.

Questo tipo di rappresentazione avrà rassicurato i molti non-insegnanti che hanno visto il video: la legge, avranno sperato, andrà a colpire proprio questi fossili interpretati magistralmente dal nostro Presidente del Consiglio.

Chissà se qualcuno si ricorderà di aver studiato a scuola che una delle leggi della parodia e dell’ironia è proprio l’utilizzo del linguaggio dell’avversario, il riferimento al vocabolario che si intende “sgonfiare” e demolire… La scuola, in fondo, dovrebbe essere uno dei posti in cui ti danno gli strumenti per evitare le fregature.

D’altra parte, che ci si stesse muovendo su un piano “metalinguistico” era abbastanza evidente fin dal nome “Buona Scuola”: se chiami così una riforma, etichetti subito ogni obiezione come “non – Buona” e “non – buoni” coloro che vi si oppongono.

Anche questa è, in fondo, una questione di marketing e comunicazione, esattamente come se uno intitolasse un lungo e sconnesso sproloquio sul suo blog “l’ottimo post”.

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