Road Trippin’

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L’incubo è che un giorno tutti i navigatori satellitari connessi in rete decidano insieme di creare un enorme ingorgo a croce uncinata (cioè quello in cui ogni vettura si ritrova con due vetture perpendicolari allo pneumatico anteriore destro e posteriore sinistro o viceversa) solo così, per vedere l’effetto che fa. Un baco, un terribile baco del sistema che ride sotto i baffi: un baco baffuto con la passione per gli ingorghi.

Pensavo a questa cosa la settimana scorsa quando, per andare da A a C, il mio navigatore mi suggeriva, invece di passare da B, di fare un lunghissimo giro retrogrado che da H mi avrebbe portato via via, attraversando G, F, E e D, fino alla meta prevista. Sentivo, nel silenzio dell’abitacolo, le risate virtuali del baco baffuto.

Forse il baco è una forma di autodifesa del mio navigatore, una deviazione strana della fuzzy logic per punire tutte le mie piccole ribellioni alle sue indicazioni: “Girare a destra” dice lui e io, imperterrito, che giro a sinistra… “Ricalcolo percorso…” sospira e io “Sì, sì… taci che ti ci porto io fino a C!” “Appena possibile effettuare un’inversione a U” “Anche da U vuoi farmi passare?!? Maledetto…”

Credo che le nostre piccole resistenze ai suggerimenti del navigatore provochino la sua reazione… Il navigatore è probabilmente programmato per educarci gradualmente e, quando vede che noi continuiamo imperterriti per la nostra strada, allora si vendica infilandoci in cul de sac informatici, in perdite di segnale del gps, facendo veleggiare (come mi è capitato: ed è una sensazione stranissima) la freccia che rappresenta la nostra vettura come un aereoplanino di carta sopra la cartina di pixel, cambiando i punti di vista e le prospettive.

Eppure sono state proprio queste intemperanze del mio aggeggino che mi hanno fatto capire come potevo utilizzare veramente il navigatore: vedermi sullo schermo mentre sorvolavo l’autostrada e i centri abitati mi ha dato una singolare sensazione di libertà. Non può capire il navigatore che il viaggio è esattamente questo e che noi viaggiamo principalmente con la testa.

Adesso faccio così: gli chiedo quanto tempo ci vuole per arrivare a Vladivostok. Lui calcola il percorso e mi dice che ci vorranno circa 159 ore di viaggio, dovrò pagare qualche pedaggio e probabilmente caricare la macchina su un traghetto per un breve tratto. Dopodiché parto per andare all’Esselunga con la sua voce sotto che mi dice che mi sto allontanando da Vladivostok e che la steppa si trova da un’altra parte.

“Lo so, lo so… tranquillo”… Certo che lo so che non farò mai la transiberiana in auto: però mi diverte pensarlo, mi diverte pensare che tutte queste strade che si incrociano ci porteranno alla fine in posti impensati, che la nostra immaginazione riesce a tracciare percorsi avventurosi anche nella banalità quotidiana, mi piace pensare che basterebbe un bivio imboccato al momento giusto per portarmi sulla strada di Baku o Samarcanda.

Non importa quanto tempo ci vorrà: il viaggio è una singolare inversione della vita di tutti i giorni, in cui non sempre conta che il percorso scelto sia quello più breve ed efficiente. Chissà se lo capisce il mio navigatore: adesso che l’ho programmato per Casablanca, in Marocco, mi rendo conto che la strada che percorro verso Piacenza è stranamente corretta: basterebbe uscire a Piacenza sud, deviare per Genova e poi Monaco, Barcellona, Valencia, Granada, Malaga e Gibilterra… 26 ore di viaggio e il coraggio di fare una deviazione.

Il navigatore mi segnala che invece ho deciso di proseguire verso la triste Piacenza, che anche oggi ho deciso di rimanere sul binario consueto della mia vita.

Non è un problema: si viaggia con la testa, dicevamo, e tutta la vita, in fondo, è un continuo ricalcolo del percorso.

Il viaggio di ritorno sarà per Nairobi: 9950 Km per 140 ore di percorso anche se forse mi fermerò un po’ prima.

Sei pronto, aggeggino? “Guida verso”!

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2 risposte a Road Trippin’

  1. elios ha detto:

    inutile dire che questo post mi piace molto. ma molto.

    mi ha anche fatto ricordare che in Francia, negli incroci e soprattutto nelle rotonde, ci sono cartelli per dirti dove andrai se svolterai lì, lì o lì; infine l’ultima freccia (quella che ad esempio ti riporta fuori dal centro abitato in cui staresti per entrare), indica “ailleurs” (altrove).
    ecco: AILLEURS in quella vacanza era diventato non solo la mia parola, ma il mio (non-)luogo preferito, la meta verso cui avrei voluto girare la macchina tutte le volte.. e (oltre a quello in Francia che è stato notevole) di viaggi mentali ne ho fatti, ad AILLERUS, un’infinità. anche da stare sul divano di casa, ti assicuro.
    ^_^

    • Kabaré Voltaire ha detto:

      Ti ringrazio molto (ma molto!).
      Fossi in te, però non minimizzerei le centinaia di miglia aeree e terrestri che hai macinato in questi anni… 😉
      Il ruolo di viaggiatore da divano lo vedo più adatto a me: io faccio parte di quella categoria di viaggiatori che, come diceva il solito saggio cinese, apprezza veramente il viaggio quando può ripensarlo con la testa appoggiata sul cuscino di casa sua.
      Baci!

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