La mia libertà

io_e_gino

Sono un artista / per questo mi basta / la mia libertà (F.Califano)

Molte volte ho pensato che, per produrre qualcosa di artistico, la prima condizione fosse essere libero dalla scadenza, dall’ossessione di consegnare il lavoro in tempo e/o di rispettare il vincolo contrattuale.

Vagheggiavo lo stato di Gino Paoli che, secondo la descrizione che me ne aveva dato Luca (che era capitato a casa sua per un intervento di manutenzione ad un enorme vetrata che si affacciava sul mar Ligure), pendolava fra il divano e il pianoforte – segnalati entrambi da due bicchieri contenenti un dito di whisky – a testa bassa, fermandosi ogni tanto alla tastiera a suonare le solite quattro (4!) note. Plan – plan – plan – plan: tutto il giorno. Ah, che vita beata! – pensavo io. La dedizione totale alla propria arte, la libertà assoluta di consumare il tempo fino ad essere completamente soddisfatto di quelle quattro (4!) note.

Molto spesso ho provato ad immaginare che cosa avrei fatto io della stessa libertà… Sprofondato sul divano, al mio fianco una moka da 12 e due confezioni di cornetti alla crema del Mulino Bianco, intento a guardare tutto il giorno Breaking Bad o Il trono di spade: alle mie spalle, la tastiera e la chitarra ricoperte da quattro (4!) dita di polvere.

Io, che artista non sono, probabilmente abuserei della mia libertà, mentre invece i Grandi sono proprio quelli che hanno la capacità di produrre due o tre pezzi solo per finire l’album… Chissà quante volte Vasco si è trovato a dover terminare un testo, a cercare disperatamente la rima con “me” e “perché” e non ha trovato niente di meglio che un bel vocalizzo “eeeehhh!”? Così come De André, che magari – con un po’ più di tempo – due brani come Franziska e Verdi pascoli non li avrebbe mai scritti… Oppure De Gregori, costretto a cantare i propri pezzi sempre in maniera diversa, così da poter fare uscire un disco live ogni sei mesi (nei quali magari recupera robe come Un guanto o Cercando un altro Egitto)…

Forse alla fine, l’Arte vera ha bisogno di difficoltà, di ritmi pressanti: quando hai qualcosa da dire la libertà è quasi una condizione limitante, ti toglie l’urgenza, ti rende possibilista, ti provoca ripensamenti. Avere poco tempo invece ti obbliga a dire ciò che ti sta a cuore, a dirlo in maniera efficace… e pazienza se per dirlo sono costretto a cantare anche «verdi pascolì» (con l’accento sulla “i”, come Max Pezzali, cribbio!).

La libertà dell’artista consiste già nel potere sterminato di dire delle cose e, a volte, magari delle cose si dicono solo per tenere il canale comunicativo aperto, consapevoli che – vabbé (come direbbe Vasco) – magari stavolta non avevi proprio un argomento importantissimo da toccare, però…

Allora questo post – scritto, come spesso accade, la mattina stessa della pubblicazione, a causa di una serie di casini che non sto qui a dirvi – doveva parlare proprio di questo: avevo chiesto al nostro Intransigente Webmaster di prendermi una pausa quest’estate, di non avere l’ossessione della scadenza e, magari, salutarci fino a settembre… In fin dei conti, stiamo registrando il nostro disco, stiamo pensando ad un nuovo spettacolo, abbiamo in cantiere – come sempre, del resto – almeno altri due progetti irrealizzabili: per tutte queste attività, io di solito procedo all’acquisto di un quaderno e una biro nuova e sogno giornate meditative in cui posso dedicarmi alla Creazione.

Tutto questo però non accade mai e subito mi è balzata davanti agli occhi l’immagine di me e Gino Paoli che, stesi al sole – la moka dal mio lato, il J&B dal suo – fissavamo vuotamente l’orizzonte. So già che il mio quadernino rischia fortemente di arrivare bianco fino a settembre…

Se proprio voglio giocare all’artista fino in fondo, la prima cosa da fare è rispettare le scadenze: continueremo a vederci fino a settembre per i nostri due appuntamenti mensili e pazienza se qualche volta vi beccherete cose tipo “me – te – se – cioè” …

La mia libertà – come la libertà, in fondo, di tutti quelli che rubano ore alla loro vita per dedicarsi all’estrema inutilità della musica o della scrittura – è proprio l’obbligo di dover scrivere o suonare.

(Tutto il resto è noia).

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