Aspettando i barbari

poker

“Che leggi devon fare i senatori? / Quando arriveranno le faranno i barbari” (C.Kavafis, Aspettando i barbari)

Mi ritrovo – per uno strano caso di sincronicità – a leggere un libro su Erodoto proprio nei giorni in cui la Grecia viene chiamata a pronunciarsi sul suo destino europeo. La sovrapposizione fra gli eventi non è solo colpa mia e delle mie letture: gli stessi quotidiani hanno più volte richiamato il collegamento con le guerre Persiane, con le piccole polis greche che si oppongono all’avanzata del Gran Re.

“I greci sono soliti ingaggiare guerra con la massima sconsideratezza, spinti da stoltezza e follia” afferma il generale persiano Mardonio per convincere Serse ad intraprendere la guerra che lo vedrà sconfitto.

Insomma, è parso a tutti particolarmente eroico il fatto che la Grecia si sia opposta ai diktat dei barbari Germani che venivano a imporre ulteriori regole e riforme: molti politici italiani si sono imbarcati per sostenere il No, come Lord Byron che andò a morire per l’indipendenza ellenica. (Con la piccola differenza che George una pistolettata la rischiava davvero, mentre gli italiani sono specialisti nel fare gli eroi con i referendum degli altri…)

Sarà… Ma le cose in realtà sono molto più prosaiche: parliamo di uno stato in gravissima crisi economica a cui è stato posto il quesito: “volete continuare a fare i pesantissimi sacrifici che vi sono stati imposti negli ultimi cinque anni?” Non dovrebbe stupirci la vittoria del No e del semplice buonsenso che porta con sé: la reazione della Grecia è quella di chi, dopo aver perso a poker per un’intera nottata ed essersi reso conto che non c’è speranza di recuperare, decida di rovesciare il tavolo. Il buon senso in realtà avrebbe richiesto di non sedersi nemmeno a giocare…

Io stavo leggendo di Leonida e delle Termopili e mi è sembrato tutto un po’ meno convincente. La Grecia, patria della democrazia e culla dell’Europa, di fatto si sottraeva alle regole comuni dimostrando che la via della “ribellione” può essere intrapresa da chiunque non trovi più vantaggi nel seguire le regole: alla fine dei conti, se io ho mille euro di debito sono un problema mio ma se ho un miliardo di euro di debiti sono un problema del mio creditore…

I barbari, i cattivi, adesso hanno una bella gatta da pelare e cercheranno di salvare il salvabile a fronte di una situazione economicamente insostenibile. Concordo su fatto che l’Unione Europea non debba essere solo un’unione bancaria ed economica ma fondarsi sui valori costituenti della nostra civiltà, però queste questioni di principio vanno poste, appunto, al principio, non dopo aver usufruito dei prestiti dell’unione bancaria in questione…

Sono un po’ deluso insomma che si confonda il presente con il passato raccontatoci da Erodoto: Leonida si sacrificò per il bene degli altri greci, gli ateniesi lasciarono distruggere la loro città per mettere in salvo i cittadini, i cittadini stessi rinunciarono a dividersi i proventi delle miniere d’argento per costruire la flotta che poi avrebbe sconfitto il Gran Re…

Anche oggi la Grecia è riuscita a dimostrare che in fondo il Re non fa così paura e che l’Europa è più un ideale di chi legge Erodoto che non un matrimonio che funziona a furia di parametri fiscali.

Cosa succederà adesso non lo sa nessuno, per quanto tutti si spendano nell’immaginare scenari di tutti i tipi. Forse non lo sanno per primi gli stessi greci: finché c’era un nemico comune era tutto più chiaro, finché si era ipotizzata una schiavitù economica si poteva anche ribadire la propria libertà e indipendenza. Adesso ci si rende conto che forse i barbari non verranno, che anche loro conoscono la democrazia e ne rispettano le convenzioni. Della democrazia adesso rimane la conseguenza più inevitabile: il peso della nostra libertà.

“E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? / Era una soluzione, quella gente” (id.)

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