La guerra in un bicchiere

ciuffo d'erba

There never was a war / that was not inward (M.Moore)

Come sai, in quegli anni era tutto un po’ liquido. O, meglio, ci piaceva definire come liquida qualsiasi cosa o manifestazione della nostra cultura: società liquida, amore liquido, bevande senza zuccheri liquide.

Era inevitabile che anche la guerra subisse la stessa sorte.

Così, ad esempio, ci ritrovammo in guerra ma morbidamente. Ovviamente non tutti. Cioè: allora potevi scegliere se sentirti in guerra oppure no e questo era perfettamente in linea con quegli anni. Tutto, infatti, era un po’ su misura, interattivo, opzionabile dall’utente. Anche la guerra.

Così capitava che un politico dicesse “siamo in guerra!” e un altro invece “siamo pacifici!”: e tu potevi scegliere.

Andò a finire che alcuni erano in guerra e altri no. Anche perché il nemico, a dire la verità, non si sapeva bene dove fosse. Qualcuno sosteneva che i nemici fossero fra di noi, qualcuno sosteneva che fossero lontani. Quelli che parlavano di nemici vicini dicevano che si vestivano in un certo modo e avevano la barba così e così: certo, in una situazione liquida, mica di tutti eri sicuro che fossero nemici, però nel dubbio… Voglio dire: se ti metti in testa che vuoi togliere l’erba cattiva da un prato, non puoi certo stare lì a distinguere ciuffi buoni/ciuffi cattivi: diserbi e basta. Quelli invece che parlavano di nemici lontani dicevano che tanto potevi mandare a bombardare delle macchine precisissime che con i missili centravano una finestra. A volte magari era la finestra di una scuola o di un ospedale, però la finestra l’avevano centrata.

Poi c’erano anche quelli come me che in realtà non erano in guerra però un po’ se ne approfittavano lo stesso.

Quindi, quando avevo fretta, io dicevo: “basta buonismo!” e, magari, scavalcavo una vecchia in fila alla posta o le fregavo il posto sull’autobus. Se mi faceva comodo, potevo rifilare un po’ di bastonate o insultare qualcuno dicendo che difendevo la mia identità. E poi – dicevo – guardate cosa hanno prodotto i vostri buoni sentimenti finora… Già, che cosa? – chiedevano loro. E io tagliavo corto: non lo so! Bastardi! Stronzi! Tanto ero in guerra e c’erano delle leggi speciali quando non avevo argomenti e quando invece ero tranquillo potevo anche uscire dalla guerra e andare a mangiarmi un kebab.

La cosa bella era proprio questa: potevi entrare e uscire dalla guerra. C’erano giorni particolarmente di guerra e giorni in cui tutto era normale, ore in cui decidevi di essere in guerra, situazioni in cui ti sentivi belligerante. Era tutto molto libero però. E morbido. E liquido.

Solo i morti erano veri davvero. Quelli sì: perché ci voleva qualcosa di reale che ti riproponesse l’idea della guerra. A volte, come capita in questi casi, i morti erano persone che non sapevano di essere in guerra oppure non avevano opzionato la cosa: questi però erano i danni collaterali del sistema, da una parte e dall’altra. Qualcuno era il ciuffo d’erba sbagliato, qualcuno era dietro la finestra sbagliata, qualcuno semplicemente faceva la sua vita-di-tutti-i-giorni-non-in-guerra e magari era uscito per ascoltare musica o bere qualcosa in compagnia.

La gente però tendeva comunque a dimenticarli in fretta perché quei morti erano una responsabilità, anzi, a pensarci bene, tutta la faccenda guerra/non guerra era una responsabilità. Prevedeva per esempio una certa coerenza di pensiero, di valori… tutta una serie di cose a cui non eravamo abituati. Certo ci piaceva sentire parlare di “civiltà”, di “valori o difesa” della nostra civiltà, ma anche questa “civiltà” era un concetto abbastanza sfumato, come quello di “religione” o di “diritti civili”. A volte si aveva come la sensazione che solo alcuni – che erano poi quelli che ripetevano, da una parte e dall’altra, “siamo in guerra” – avessero un’idea precisa della cosa.

Dopo un po’ ci rendemmo conto anche degli effetti collaterali della liquidità. Era un modo molto comodo per diluire quello che ci capitava – il dolore, la rabbia e le altre emozioni – ma insieme a questo si diluiva tutto quello che pensavamo, le idee giuste e sbagliate, i nostri valori da difendere o ripugnare. Alla fine tutto galleggiava, sciolto, dentro al bicchiere e allora non ti rimaneva altro da fare che berti tutto così, tutto d’un fiato.

Anche la guerra.

 

[foto di escexe]

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